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«Demolite il ponte tibetano sulla fogna, nella Gravina, visto che la fogna domina». La provocazione è dell’ambientalista Pio Acito e fa riferimento alle ennesime immagini dell'inquinamento del torrente al di sotto dei Sassi. «Ad un gruppo di turisti francesi che mi chiedeva che cosa stessi fotografando - fa sapere Acito - ho dovuto rispondere, per vergogna di quella schiuma biancastra, che si tratta di una cosa strana, mai successa prima. Hanno fatto cento foto che porteranno a casa come ricordo di Matera».

Ma gli interventi che si proponevano di realizzare la fitodepurazione delle acque dei torrenti che recepiscono gli scarichi di origine agricola e zootecnica, oltre a quelle in uscita del depuratore di Matera?
La fitodepurazione delle acque in uscita dai depuratori, garantì la Regione Basilicata lo scorso anno, permetterà di spingere ad ottimi livelli di qualità le acque dei torrenti. Ma così non sembra affatto.
Gli effetti dell’inquinamento della Gravina continuano ad essere sotto gli occhi di tutti e naturalmente dei turisti che accedono nei Sassi, lungo gli itinerari di visita, ed assistono ad uno spettacolo indecente guardando nella vallata. E i residenti dei Sassi, come più volte segnalato dai cittadini stessi e dalla Gazzetta, convivono spesso con i cattivi odori che provengono dal fondo del torrente. Si è parlato spesso del fatto che la biodiversità dei corsi d’acqua Gravina e Jesce è minata da inquinamento e scarichi fognari che insistono all’interno dell’area protetta.

Ci sono delle falle nei sistemi di depurazione cittadini? E sul lato pugliese sono stati realizzati i lavori per il depuratore di contrada Sgarrone ad Altamura? Resta da verificare la situazione dei depuratori di Sarra, nella zona Paip di Matera, che scaricano nella gravina di Picciano e dell’impianto di Lamione e di Pantano.
La Regione Basilicata stanziò, nel 2018, 500mila euro per i torrenti Jesce e Gravina che scorrono in territorio di Matera. Il Gravina raccoglie le acque dei canali bonificati presenti in località Pantano e quelle provenienti dal confine regionale a nord della città di Matera, quindi costeggia i Sassi di Matera dove scorre nel profondo canyon e riceve dalla sponda sinistra la confluenza del torrente Jesce, che nasce in territorio di Altamura. Superata la città di Matera, percorre il Parco regionale della Murgia materana e sfocia nel fiume Bradano dopo circa venti chilometri.

Tra le tappe della vicenda inquinamento, va anche registrata, nel 2017, l’ordinanza comunale emessa a tutela della incolumità pubblica con il divieto assoluto di utilizzo a qualsiasi fine, compresi usi irrigui e zootecnici, delle acque del torrente Jesce nell’intero tratto di emungimento disponendo.
La comunicazione comunale del 2017 precisò che «la decisione trova fondamento nella nota dell’Arpab (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) nella quale, in seguito ad analisi chimiche e microbiologiche effettuate sul campione di acqua in località Tre Ponti, sono state accertate “Le concentrazioni dei parametri chimici Bod5, Cod, ammoniaca (ione ammonio), fosforo totale e tensioattivi ed elevato valore di Escherina coli con elevato grado di inquinamento organico.
Tale inquinamento - fu evidenziato - potrebbe essere riconducibile ad immissioni nel torrente Jesce di reflui urbani e/o zootecnici non depurati».

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