Lunedì 20 Maggio 2019 | 08:21

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La carica del 100mila
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Nel Materano
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Nel Materano
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Il Biancorosso

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Pasqua animalista? No grazie, i lucani non rinunciano ad agnelli e capretti

80mila gli agnelli e 15mila i capretti sono destinati a finire sulle tavole lucane per il tradizionale pranzo delle festività pasquali

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Lucani saldamente ancorati alla tradizione. Impensabile rinunciare all’agnello, piatto forte delle ricette pasquali e tipico di un territorio da sempre vocato all’allevamento, con una particolare attenzione alla tracciabilità e al miglioramento genetico delle razze autoctone. È difficile immaginare che in Basilicata ci possa essere realmente spazio per far attecchire i capisaldi della coscienza animalista nella scelta di menù alternati, vegani. Saranno almeno 80 mila gli agnelli e 15 mila i capretti destinati a finire dagli allevamenti lucani sulle tavole per questa Pasqua: è la stima che viene dal numero complessivo dei nuovi nati (arrivati a un peso tra 10 e 14 chilogrammi) dai capi allevati nelle 1250 aziende (980 nel potentino, 270 nel materano) iscritte all’Ara Basilicata, Associazione regionale Allevatori. Numeri che rappresentano solo una parte di una realtà importante, molto più ampia. Resta costante in Basilicata il consumo di carne di agnello per Pasqua, in controtendenza rispetto al trend che si evidenzia a livello nazionale su cui punta il dito l’Aidaa l’Associazione italiana Difesa animali e ambiente che in questi giorni denuncia un “massacro insensato». Nel 2018 furono oltre 7 milioni i chili di carne di agnello immessa sul mercato italiano, di cui ne furono consumati circa 6,5 milioni. Quest’anno si stima un calo delle vendite del 28% rispetto al 2018: 5,3 milioni di chili di carne di agnello, circa 652 mila capi. Eppure sono stati 900 mila gli agnelli finiti nei macelli di tutta Italia, per quasi 8 milioni di chili. Un business che viaggia oltre i 120 milioni di euro, di cui almeno un terzo in nero: si aggiunga, infatti, il numero imprecisato di agnelli venduti abusivamente, non meno di 1000 mila capi, per un’evasione fiscale di almeno un milione e mezzo di euro. Per il calo della domanda è sotto accusa, in primo luogo, l’aumento dei costi di circa il 30%, rispetto al prezzo medio praticato durante il resto dell’anno, che scendono anche del 50% dopo Pasqua. E, anche, la vendita concorrenziale di agnelli provenienti, in particolare, dai paesi dell’Est. Agnelli importati dalla Romania soprattutto, rivenduti prevalentemente nei supermercati e nei discount a prezzi che vanno tra i 7 e gli 8 euro al chilo, mentre per un agnello tracciato, prodotto nell’ambito della cosiddetta filiera corta, a Potenza si arriva ai 14 euro al chilo, agli 11-12 euro se si acquista l’agnello per intero.

Conferma il trend all’ingiù anche Codacons che già per Pasqua 2018 aveva registrato un calo dei consumi di carne di agnello del 10% rispetto all’anno precedente, di 5 mila tonnellate, nonostante i prezzi in diminuzione del 5%, per lo spostamento delle preferenze sui consumi di carne di pollo, tacchino e maiale. In Basilicata sono stati complessivamente 105.497 i capi ovicaprini destinati al macello nel 2018. 30.800 solo nel periodo di Pasqua, tra il 15 al 31 marzo 2018. Sono i dati forniti dall’Ufficio veterinario e igiene degli alimenti del Dipartimento regionale Politiche della Persona: al momento, l’unico dato complessivo e certo che risulta reperibile, che rende l’idea della dimensione e del peso della tradizione e delle abitudini a tavola dei lucani. Per avere i numeri relativi ai consumi di quest’anno si dovrà ovviamente aspettare. Intanto vanno bene le prenotazioni e le prime vendite pasquali. Con un rapido giro tra le attività nel potentino emerge che già in questi giorni l’andamento è del tutto positivo. In particolare per le attività che hanno sotto controllo l’intero processo, dall’allevamento alla macellazione fino alla vendita.

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