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Il punto

Il «bovarismo» culturale che frega Matera 2019

Su «Matera 2019» interviene lo scrittore lucano Gaetano Cappelli: «Ero convinto di non essere invitato... Ma tutti gli altri lucani ignorati?»

Il «bovarismo» culturale che frega Matera 2019

Allora, lo dico in apertura: sono subito stato sicuro che nessuno mi avrebbe mai invitato a Matera 2019. E a ragione, visto che nei miei romanzi mi sono sempre divertito a smontare il realismo magico-contadino, tipico della letteratura meridionale dopo Levi, che proprio a Matera, e nei Sassi, ha trovato la sua più naturale cassa di risonanza. Per dirne una, nel mio Mestieri sentimentali, del ’92, il pittore della transavanguardia Eddi Coro progetta di abbattere i Sassi e di costruirvi sopra delle ville hollywoodiane.


La mia fatwa quindi è più che meritata ma gli altri e «innocenti» scrittori lucani? Perché mai non sono stati invitati Raffaele Nigro, Giuseppe Lupo, Mimmo Sammartino, Andrea Di Consoli, Dora Albanese, Oreste Lo Pomo ? E sto parlando – devo specificarlo? –, di autori pubblicati, come si dice in provincia, a «livello nazionale»; quando non «internazionale veramende»: Nigro non ha forse tradotto I fuochi del Basento in tutto il mondo? E Mariolina Venezia? Come si spiega che la Fondazione Matera 2019 abbia ignorato perfino lei che ha vinto il Campiello con un romanzo ambientato addirittura a Matera, e che ha di nuovo scelto Matera per una serie di gialli da cui verrà tratta una serie presto in tivvù?
Secondo il critico Filippo La Porta, ci troveremmo di fronte a un esempio di «provincialismo cosmopolita, bovarismo culturale (attrazione per tutto ciò che è lontano e appariscente)». Ma vabbene: si vede che la Fondazione ha scelto di puntare sulle delle star all’altezza della fama di Matera che, con la benedizione del Cristo di Mel Gibson, è divenuta una delle città più cool del pianeta, con le sue ambite residenze shabby chic e gli hotel dalla ruvida eleganza hipster; un po’ come sognava Eddi Coro, insomma! Così inizio a piluccare, pieno di aspettative, dal fittissimo intricatissimo programma.


Si apre con la sezione Futuro Remoto e da «La poetica dei numeri primi», affidata all’onnipresente Piergiorgio Odifreddi, e aborrendoli, i numeri e Odifreddi, con un salto al cuore salto all’evento «Apollo soundtrack», avendovi intravisto il nome idolatrato di Brian Eno. Cacchio, hanno fatto il colpaccio!, mi dico. Eno a Matera! Segno già la data: 18 luglio 2019 a Cava del Sole. Da-non-perdere! Tanto più che si tratta di una perfomance «eseguita in Europa per la prima volta», come recita il programma, per far «rivivere l’emozione e il mistero della missione Apollo 11, grazie alle musiche composte da Brian Eno, Daniel Lanois e Roger Eno, eseguite dagli Icebreaker». Gli Icebreaker? Ecchi sarebbero ‘sti Icebreaker? Ma, anche a saperlo – e saremmo tra i loro 22 (ventidue!) follower su Spotify! – che delusione senza Eno! Cancello quindi la data e passo oltre.
Mi fermo speranzoso su «EU Japan Fest. Il meglio della cultura giapponese a Matera 2019»: può esserci infatti qualcosa di più à la page, «lontano e appariscente» del Giappone? Vedrai che i fondazionisti materani, dopo aver giustamente snobbato noi poveri scrittori lucani de provincia, avranno invitato chessò, il fulgido Haruki Murakami, da anni in odore di Nobel, o almeno la ex-celeberrima e in verità oggi più floscia Banana Yoshimoto. Mannò, anche qui niente scrittori. Solo artisti. Occhei, allora se non proprio il super iconico Takashi Murakami ci sarà la vagheggiata Yayoi Kusama: macché! Bisognerà vedersela invece con Gakutoshi e Takashi! Mai sentiti? Non fatevene una colpa, non dipende da voi. Su Google il primo ha 660 risultati. Il secondo è proprio assente del tutto.


Proviamo con l’opera, dai. C’è una Cavalleria Rusticana affidata alla regia di Giorgio Barberio Corsetti, e tanto di cappello! Ma invece dei «500 cittadini di Matera chiamati a rivivere e far rivivere il capolavoro di Mascagni», o anche insieme a loro, non si poteva chiamare qualche Santuzza e Turiddu d’eccezione? Comunque, un esperimento almeno curioso. Ma è più curioso ancora imbattersi ne «Il tesoro del Brigante». Curioso nel senso: ma ancora co’ ‘sti briganti? Già, ma la performance in questione si basa su «La vita e le gesta del brigante Angelantonio Masini, soprannominato Ciuccolo (sic) che operò in Basilicata» – quel «che operò» è magnifico! – «tra i massimi ricercati dopo Ninco Nanco e Carmine Crocco, una storia poco conosciuta al di fuori del territorio municipale».


Ciò letto, non resta che ringraziare la Fondazione per la fondamentale riscoperta; e girare pagina. Qualche clic ed eccoci al Circo! Ora, sommessamente, domando: ma c’è davvero qualcuno che va ancora al circo? Ma avranno invitato Le Cirque du Soleil o una di quelle compagnie, tipo Momix, Pilobolus, che al circo s’ispirano. Manco per idea: dopo l’agghiacciante Rezza Antonio, eccovi la giocolieria Phia Menard glorificata – fia mia che tristezza! – sulla «Gazzetta d’Asti»!
A questo punto starei per desistere del tutto, invece capito nella sezione Events, categoria «Letteratura»: lo vedi, esulto! Eddai ma poteva mai essere che a Matera, capitale europea della cultura, non si parlasse di libri e non invitassero nemmeno uno scrittore. E infatti, dopo i dovuti omaggi a Scotellaro e all’immancabile Levi Carlo, l’appuntamento – «adatto a tutti» –  con Mariella Guerzoni e il suo L’amore che uccide che, come sempre dal programma leggo, è: «La storia di una ragazza ovattata di candore che lavora nel mondo della moda e vive in quello delle favole: pur fidanzata, continua a sognare il Principe Azzurro. Lei, che vuole essere solo una “brezza marina”...». No, non ci posso credere! Davvero la Fondazione Matera-Basilicata 2019 ha scelto una roba simile? Eppure una scritta in calce ribadisce: «Programma ufficiale di Matera 2019». Ma come si può?, mi chiedo costernato.


Senonché dalla bio vengo a sapere che l’autrice del suddetto capolavoro è di Ferrara, e allora capisco come si può: è sempre di una scrittrice «di fuori» che si tratta! Eccolo il «bovarismo culturale» di cui parla La Porta – e dove porta se non a un provincialismo al quadrato?

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