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METAPONTO - Gli operatori balneari esprimono dissenso sulle trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio. Una posizione, avvertono, che potrebbe presto trasformarsi in movimento di protesta organizzato per scongiurare quello che definiscono «un vero e proprio attentato all’economia turistica e al comparto della pesca del litorale ionico». L’ultimatum potrebbe anche cadere nel vuoto tenendo conto che il Governo nelle ultime ore ha manifestato già l’intenzione di voler bloccare le estrazioni sia con una moratoria sia impedendo il ricorso all’air gun (sistema che genera un’onda acustica attraverso lo sparo di aria compressa) come tecnica di prospezione sui fondali marini.

Nicola Mastromarino, nel doppio ruolo di presidente dell’Associazione Leucippo di Metaponto, che raccoglie gli operatori turistici, e del Gaf, il Gruppo di azione costiera, non le manda a dire: «La decisione del Governo affossa l’auspicato rilancio turistico nel segno dell’economia sostenibile. Con le trivellazioni, infatti, si tornerebbe a una logica di sfruttamento del territorio che, ormai, appartiene al passato, visto che al nostro territorio non ha portato, finora, alcun vantaggio, come dimostrano i numeri e le tante indagini giornalistiche, anche della tv di Stato. Si insiste clamorosamente su un concetto di risorse inquinanti, che altrove stanno abbandonando, e che, invece, qui da noi, in Italia e in Basilicata, produce soltanto effetti devastanti». Una presa di distanza significativa, dunque, nel segno della filosofia No Triv. «Come Gruppo di azione costiera – riprende Mastromarino – stiamo gestendo i fondi europei Feamp per il sostegno della pesca, settore che verrebbe fortemente danneggiato dalle nuove trivellazioni, procurando danni ingenti al comparto ittico e, quindi, alla cosiddetta “economia blu” che si cerca di incentivare, ma che resta un settore in sofferenza. Cosicchè, il pescato artigianale subirà danni enormi».
Secondo i balneari e i pescatori della costa ionica lucana, «l’intera economia sulla quale ci sosteniamo potrebbe essere definitivamente distrutta da scelte scellerate, peraltro praticate da esterni sul nostro territorio, tanto che pagheremmo il prezzo più alto di tutti. E non sarebbe giusto, visto quanto abbiamo dato finora, senza nulla in cambio».

Non si tratta di una questione legata ai colori politici, dato il rimpallo di responsabilità tra l’attuale Governo pentastellato-leghista e gli esecutivi di centrosinistra del recente passato. Mastromarino ricorda il recente referendum contro le trivellazioni, iniziativa che non ha raggiunto il quorum: «A prescindere da chi ha operato le decisioni definitive – prosegue – prendiamo atto che il governo Conte sta avallando alcune scelte, non tenendo conto della volontà di chi si è espresso con la consultazione popolare, specie in Basilicata e nel Sud Italia in generale. Se i nostri governanti si dicono attenti ai temi ambientali – conclude il portavoce di Leucippo e Gaf – trovino altre soluzioni perché simili pratiche non si facciano. Di certo, resteremo vigili e non staremo a guardare, nella speranza che i futuri amministratori regionali sappiano imporre modalità e soluzioni per contrastare le scelte che si stanno prendendo a livello nazionale».

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