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Sanità e scuola

Vaccinazioni in Basilicata, 12 genitori denunciati: fioccano le irregolarità

Sarebbero accusati di aver dichiarato il falso. I Nas nelle scuole per verificare le autocertificazioni

Vaccinazione

POTENZA - Un podio da maglia nera. È questo l’esito per la piccola Basilicata del monitoraggio di riscontro delle veridicità delle attestazioni di regolarità della copertura vaccinale per l’iscrizione dei piccoli agli istituti scolastici ed educativi effettuato dai Carabinieri dei 38 Nas presenti sul territorio nazionale dal 4 al 14 settembre.
Delle 55 persone segnalate alle locali Procure della Repubblica per «falso ideologico commesso da privato in atto pubblico (violazione di cui all’art. 483 Codice penale)», ben 12 sono genitori lucani. Un dato peggiore lo registra solo la Campania, con 15 denunciati per «acclarato falso documentale di autocertificazioni di regolarità della copertura vaccinale obbligatoria ai sensi della legge 119/2017, sottoscritte dai genitori, delle quali non è stato trovato riscontro documentale presso le Asl».

I dati diffusi dal Ministero della Salute fotografano, con 29 scuole lucane interessate dai controlli, 758 certificazioni e 943 autocertificazioni visionate, un dato sul rispetto della Legge Lorenzin sicuramente non rilevante in termini percentuali, ma che, confrontato con altre regioni, fa riflettere. I Nas, su input del ministero della Sanità, hanno cominciato a bussare alle scuole per acquisire la documentazione sulla profilassi degli alunni dopoché il nuovo emendamento del governo ha reintrodotto sino al 10 marzo 2019 la possibilità per le famiglie di presentare nelle segreterie scolastiche l’autocertificazione, senza intaccare, tuttavia, il nuovo obbligo vaccinale introdotto un anno fa e che impedisce ai bambini di frequentare le scuole se non in regola.

Il decreto Milleproroghe, che ha appena ottenuto il via libera, senza l’ok della commissione e i senatori Pd che hanno occupato l’aula, contiene tra le misure quella controversa, e oggetto di un paio di dietrofront, proprio sui vaccini: l’art. 8 del provvedimento sposta al 10 marzo 2019 il termine ultimo per la presentazione delle certificazioni vaccinali alle scuole materne, dell’obbligo e professionali, consentendo alle famiglie, in alternativa, di presentare un’autocertificazione valida fino a quella data, e tale da coprire la richiesta per l’anno scolastico in corso. L’autocertificazione, in pratica, è sufficiente ad attestare che il proprio figlio è in regola con gli obblighi, ovvero che il vaccino è stato già somministrato o che è già stato fissato l’appuntamento con gli uffici Asl per l’immunizzazione. Si torna, dunque, a quanto previsto dalla circolare congiunta dei ministri di Salute e Istruzione emanata il 6 luglio scorso, che aveva sollevato le reazioni molto preoccupate del mondo medico, dei presidi e dei sindaci. Con accenti e per ragioni diverse, tutti avevano indistintamente osservato (anche in occasione delle audizioni parlamentari convocate sul tema) che in materia di sanità, e segnatamente di vaccini, l’autocertificazione non offre alcuna garanzia e, pertanto, è un «salto nel buio» molto rischioso in termini di salute pubblica.

E seppur con percentuali che si aggirano attorno all’1%, chi temeva le autocertificazioni ha avuto, nei fatti, ragione, in quanto alcuni genitori hanno provato ad aggirare una norma di legge senza pensare alle conseguenze penali cui poteva incorrere in caso di dichiarazioni mendaci. 1.493 gli istituti di tutto il territorio nazionale che sono stati sottoposti a controlli a campione e 55.700 le certificazioni e autocertificazioni prese in esame per verificarne la veridicità Tutto regolare, con nessuna dichiarazione fasulla, in Valle D’Aosta, Piemonte, Trentino, Liguria, Marche, Abruzzo, Lazio, Umbria, Molise e Calabria; 1 dichiarazione falsa in Friuli ed Emilia Romagna; 2 in Lombardia, 3 in Toscana e in Sicilia, 4 in Puglia e 7 in Sardegna.

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