Giovedì 17 Gennaio 2019 | 18:51

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L'omicidio dell'ambulante

Gallipoli, uccise marocchino
chiesto l'ergastolo per Barba

La vittima fu uccisa a bastonate, poi chiusa in un bidone dopo averlo cosparso di acido

Gallipoli, uccise marocchinochiesto l'ergastolo per Barba

GALLIPOLI - Carcere a vita per aver ucciso, cosparso di acido e poi seppellito in un bidone il corpo di un ambulante. La richiesta all’ergastolo, nel processo in abbreviato, è stata invocata per Marco Barba, l’ex collaboratore di giustizia di Gallipoli, da tempo detenuto nel carcere di Bari. Il 44enne è accusato di omicidio volontario di Khalid Lagraidi, marocchino di 41 anni, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, e occultamento di cadavere. La sentenza, però, è stata rinviata. Il gup Carlo Cazzella, dopo una rapida camera di consiglio, non ha emesso la sentenza. Probabilmente le argomentazioni dell’avvocato di Barba, il legale Fabrizio Mauro, hanno convinto il giudice a posticipare la decisione di due mesi. La difesa ha insistito su due punti: l’insussistenza dell’aggravante della premeditazione e l’inattendibilità del movente legato, secondo le indagini, ad un debito della vittima per questioni di droga. Sempre a fine marzo verrà ratificato il patteggiamento ad 1 anno e 6 mesi di reclusione già concordato con il pm per Rosalba Barba, figlia dell’ex collaboratore e difesa dall’avvocato Amilcare Tana accusata solo di concorso in occultamento di cadavere.

L’omicidio di Khalid Lagraidi risale al 23 giugno scorso; il suo cadavere venne ritrovato a fine gennaio, quando la figlia dell’ex collaboratore decise di raggiungere la caserma dei carabinieri della Compagnia di Gallipoli e confessare quanto accaduto.
Agli investigatori raccontò le modalità della brutale esecuzione accompagnando i militari (guidati dal capitano Francesco Battaglia) nel luogo in cui si sarebbe consumato l’omicidio. Barba avrebbe trascinato il 41enne in campagna, nei pressi di Madonna del Carmine, dopo averlo prelevato direttamente da Lecce. L’ex collaboratore di giustizia avrebbe dapprima cercato di strangolare Lagraidi. Poi gli avrebbe sferrato numerosi colpi alla testa, con un corpo contundente, provocandogli diverse fratture al cranio. Infine avrebbe infilato il cadavere in un bidone metallico cercando di sciogliere il corpo con numerose bottiglie di acido muriatico. L’occultamento del cadavere sarebbe stato compiuto grazie alla collaborazione della figlia. I due Barba avrebbe riposto il corpo nel fusto ricoprendolo con pietrisco e materiale edilizio, poi lo avrebbero nascosto sotto gli alberi. I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Luigi Pedone. [f.oli.]

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