Domenica 20 Gennaio 2019 | 15:51

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inquinamento

Burgesi, tracce di Pcb
rischio contaminazione

campionamenti burgesi

di PIERANGELO TEMPESTA

UGENTO - Presenza di Pcb oltre la soglia nell’acqua della falda attorno a Burgesi. È il dato che emerge dalle analisi che l’Arpa ha depositato lunedì in Regione. Il campionamento è quello eseguito il 20 aprile nel pozzo esterno numero 4. L’acqua, prelevata con metodo statico a circa 24 metri di profondità (quindi dalla falda superficiale), contiene 0,0373 microgrammi per litro di policlorobifenili. Valore, questo, superiore alle concentrazioni della soglia di contaminazione, che il Testo unico sull’ambiente fissa a 0,01 microgrammi. Tuttavia, come si legge nel rapporto dell’Arpa, «l’acqua del piezometro si è esaurita con il campionamento eseguito, pertanto si trattava dell’unico esiguo quantitativo di acqua sotterranea prelevabile dal pozzo di falda superficiale». Nella documentazione si legge anche che «il campione estratto, su cui sono state effettuate le determinazioni analitiche, era caratterizzato da elevata torbidità». Proprio per questi motivi, Arpa ha stabilito di eseguire un nuovo sopralluogo. Nello stesso pozzo sono stati trovati alti valori di argento (43 microgrammi per litro, a fronte di un valore-limite di 10), ferro (5.560 microgrammi, contro un valore-limite di 200) e Nichel (36 microgrammi, a fronte di un valore-limite di 20). Valori alti di ferro erano stati riscontrati anche nelle acque prelevate il 14 febbraio dai pozzi A e B interni alla discarica.

Si attendono, ora, decisioni che vadano nella direzione di verificare e ridurre i rischi per la salute, per l’ambiente e per la catena alimentare. Durante l’incontro di lunedì in Regione, il sindaco di Ugento, Massimo Lecci, ha presentato una proposta di monitoraggio redatta dall’ingegnere Antonello Antonicelli sulla base della relazione del Cnr, dei contributi dei diversi enti e della documentazione disponibile nell’ambito dell’Autorizzazione integrata ambientale. Tra gli scopi del Piano di monitoraggio c’è quello di accertare la presenza in discarica dei fusti di Pcb di cui ha parlato l’imprenditore di Taurisano Gianluigi Rosafio.

La proposta, che dovrà essere vagliata ed eventualmente ampliata dalla Regione, prevede la realizzazione di sei nuovi pozzi (tre lungo il perimetro della discarica e tre all’esterno), che si andranno ad aggiungere agli 11 già esistenti e che serviranno per intercettare la falda superficiale e prelevare le acque sotterranee. Per ciò che riguarda le indagini geofisiche, il Cnr ha già proposto approfondimenti di tipo geoelettrico ad elevata risoluzione finalizzati alla caratterizzazione geofisica del corpo-rifiuti, all’individuazione della potenziale presenza di contaminazione, alla stima della sua estensione e alla verifica dell’integrità della geomembrana posizionata sul fondo della discarica per evitare il passaggio del percolato nel terreno. Il Comune, in aggiunta, ha proposto di effettuare ulteriori indagini geoelettriche per individuare, tramite l’utilizzo di elettrodi, possibili collegamenti tra il percolato e la falda. Il monitoraggio, che dovrebbe avere la durata di un anno, costerebbe 477mila euro, da prelevare dal fondo di un milione messo a disposizione dallo Stato. E proprio a proposito di fondi, l’assessore regionale all’Ambiente Domenico Santorsola sottolinea che sono «prive di fondamento le ipotesi di distrazione di fondi e tutti gli inutili tentativi di strumentalizzazione politica che miravano a screditare l’amministrazione regionale attribuendole la volontà di considerare le comunità di Ugento, Presicce e Acquarica come meno importanti rispetto ad altri territori pugliesi».

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