Prima di varare il regolamento per l’istituzione del primo centro comunale del riuso leccese (in provincia ce n’è solo uno a Campi), che sorgerà nell’attuale Centro comunale di raccolta, la Commissione congiunta statuto e ambiente, ieri mattina, ha discusso e approfondito le proposte avanzate dai consiglieri, con l’obiettivo di definire un sistema che coniughi sostenibilità ambientale, equità sociale e corretto utilizzo del servizio.
Si tratta di uno spazio dedicato a tutti i beni funzionanti di cui i cittadini vogliono disfarsi e che potranno essere dati a chi ne ha bisogno (passeggini, vecchi cellulari, tv e altro). La struttura sarà affidata alla gestione di un’associazione (selezionata con un bando), potrebbe operare in stretta connessione con i servizi sociali del Comune, per garantire che i beni recuperati possano essere destinati in via prioritaria alle situazioni di reale bisogno.
Nel corso del confronto, l’architetto Giuseppe Paladini, funzionario dell’ufficio Ambiente ha chiarito i criteri di funzionamento del centro: cittadini, enti e imprese potranno conferire beni ancora utilizzabili, a condizione di essere iscritti al ruolo Tari e in regola con i pagamenti. I beni saranno poi messi a disposizione degli utenti residenti nel territorio comunale. L’amministrazione intende così evitare fenomeni di speculazione, come l’acquisizione degli oggetti da parte di rivenditori per la successiva commercializzazione.
Diversa la disciplina per il ritiro: per prelevare gli oggetti non sarà necessario dimostrare la regolarità nei pagamenti della Tari, ma i prelievi saranno limitati a un massimo di due volte al mese, con costi da un euro a un massimo 10 euro, per ammortizzare le spese del servizio. «Tutte le operazioni saranno gestite attraverso un sistema informatico che, tramite un codice assegnato a ciascuna utenza, consentirà di tracciare il numero e la tipologia dei beni ritirati, garantendo trasparenza e controllo», ha spiegato Paladini.
Sul tema del monitoraggio è intervenuta la consigliera Tonia Erriquez, che ha chiesto il coinvolgimento attivo delle associazioni del terzo settore. L’obiettivo è evitare duplicazioni nei benefici: una famiglia potrebbe infatti ritirare un bene, come un passeggino, e riceverne un altro attraverso canali diversi senza segnalarlo. La proposta punta quindi a rafforzare la rete di controllo sociale per assicurare che le risorse disponibili raggiungano effettivamente chi ne ha necessità. Durante il dibattito è emersa anche una riflessione sul vincolo legato alla Tari per il conferimento dei beni. Il consigliere di Coscienza Civica, Antonio De Matteis, ha sottolineato come tale requisito possa risultare controproducente: «L’interesse della collettività è di recuperare il maggior numero possibile di oggetti ancora utilizzabili, evitando che finiscano abbandonati o smaltiti impropriamente». Una posizione che il presidente Maurizio Botrugno ha definito condivisibile sul piano dei principi, pur ribadendo la necessità di mantenere il vincolo, poiché ogni cittadino è tenuto a contribuire al servizio di gestione dei rifiuti. De Matteis ha tuttavia evidenziato come il conferimento di un bene riutilizzabile rappresenti di per sé un valore aggiunto per la comunità, indipendentemente dalla posizione tributaria del donatore. Il regolamento, però, mantiene l’obbligo di iscrizione al ruolo Tari per chi porta i beni nel centro proprio per evitare che si usufruisca di un servizio senza partecipare ai costi. Infatti, qualora i beni conferiti risultino non idonei al riuso o non trovino destinatari, sarà comunque previsto il loro smaltimento attraverso il centro di raccolta comunale.
Il confronto ha messo in luce la volontà di costruire uno strumento capace di ridurre i rifiuti, sostenere le famiglie e rafforzare la cultura del riutilizzo, mantenendo al contempo criteri di responsabilità e corretto accesso al servizio.
















