«Ogni volta che non so volare» mette al centro un amore universale, capace di unire, sostenere, dare forza nei momenti di difficoltà e ricordare quanto sia umano cadere e rialzarsi grazie alle persone che ci restano accanto. Un messaggio diretto e sincero che Enrico Nigiotti ha voluto portare sul palco di Sanremo 2026. Il brano sarà incluso nel suo sesto album in studio, «Maledetti Innamorati», in uscita il 13 marzo, un diario emotivo, attraversato da fragilità, domande aperte, cadute e ripartenze, costruito in un periodo importante della vita dell'artista, coronato dalla nascita dei suoi figli gemelli. Questa sera Nigiotti duetterà con Alfa sulle note di «En e Xanax» di Samuele Bersani.
Nigiotti, è un veterano di questo palco. Che impatto ha avuto tornare con un brano così intimo, che parla del tempo?
«Sono molto felice, davvero. È una delle edizioni che sto vivendo meglio, mi sto divertendo, sto riscoprendo le stesse energie. Anche la canzone mi dà sicurezza, ma non in termini di risultati, mi interessa quello che volevo portare sul palco. Non ho scritto una canzone per andare a Sanremo: ho scelto Sanremo come vaso per il mio fiore. Sono contento. Il teatro mi esalta, anche se guardo la telecamera vivo il pubblico, mi nutro della sua energia».
Perché la scelta dell’orologio come simbolo scenico alle sue spalle durante la performance?
«L’orologio rappresenta il tempo, la canzone parla proprio del tempo che se ne va. È una costante, è l’unica cosa che possediamo davvero. Si parla delle volte in cui si cade, si tocca il fondo, ma in qualche modo si riesce a risalire grazie a certe persone, a certe presenze che ti proteggono e ti impediscono di sprofondare».
Oggi per lei il tempo ha un significato ancora più forte, da quando è diventato papà...
«In realtà l’unica differenza è che prima di cantare c’è una videochiamata in più. Ma quando sono sul palco divento un’altra cosa: è il momento in cui sono completamente libero, mi slaccio da tutto, anche dallo stress. Il palco è il mio spazio di libertà assoluta».
Il 13 marzo esce il nuovo album, «Maledetti Innamorati». Perché «maledetti»?
«"Maledetti” è un rafforzativo. Sono quelli come me, come tanti di noi che continuano a camminare in salita anche se cadono, anche se si fermano, anche se pensano di mollare. Magari vengono superati, ma non importa. Non è una gara con chi ti supera o con chi ti sta accanto: è importante chi cammina con te. L’importante è non smettere di camminare e di crederci».
In una frase della sua canzone parla del fatto che spesso ci paragoniamo agli altri. Come vive il confronto nel mondo musicale?
«È umano paragonarsi agli altri, anche essere un po’ invidiosi: può succedere per la macchina, per l’aspetto, per la simpatia, anche per cose stupide. A livello musicale però non mi interessa. Non sono mai stato il favorito o il vincitore di qualcosa nella vita, non ho mai avuto un successo incredibile, quindi forse non sono mai caduto in certe dinamiche. Posso essere geloso di uno più bello di me che magari piace alla mia ragazza (ride), ma mai di un artista».
















