A pochi passi dal mare, ma solo in linea d’aria. Il quartiere Sant’Anna, alla periferia sud di Bari, vive un paradosso urbanistico: le palazzine guardano verso l’Adriatico, ma una barriera di binari rende il mare irraggiungibile. In mezzo, la ferrovia. Oltre, l’acqua. Per raggiungere la costa bisogna aggirare l’ostacolo, passando da Japigia o da San Giorgio. Un tragitto che spezza il legame naturale tra il quartiere e il suo affaccio sul mare.
Mille famiglie, tremila persone in tutto. Tanti sono i residenti di Sant’Anna, un quartiere giovane, popolato da coppie e bambini, ma diviso in due comparti: il primo completato, il secondo ancora in fase di stallo. La viabilità è uno dei nodi più critici. La complanare, unica via di accesso per i residenti, è considerata pericolosa: la carreggiata è stretta e la visibilità scarsa. L’idea originaria prevedeva che fosse un’uscita di sicurezza e che questo fazzoletto di città si sviluppasse verso il mare. È accaduto il contrario. Anche ponte Pantaleo, che avrebbe dovuto migliorare i collegamenti, non ha risolto i problemi strutturali del traffico: termina con un restringimento a una sola corsia e le auto sono costrette ad alternarsi per il passaggio.
I servizi essenziali mancano: non c’è un ufficio postale né una farmacia. Le attività commerciali sono pochissime: una salumeria, un panificio, un bar e due pizzerie. C’è chi ha abbassato la saracinesca dopo pochi mesi e chi, invece, continua a resistere. «Credevo fosse conveniente aprire dove non c’era nulla – racconta Francesca Volpe, proprietaria dell’unica salumeria del quartiere –. In realtà Sant’Anna è un quartiere dormitorio senza servizi e senza la volontà di investire».
Domenico Di Bartolomeo, titolare di una pizzeria e residente a San Marco, è tra i pochi punti di riferimento della zona: «Il movimento è limitato e la sera le strade sono al buio soprattutto in alcune zone del quartiere. Nessuno sceglie di farsi un giro da queste parti, quindi, lavoro sempre con gli stessi clienti». Annalisa Misceo vive a Sant’Anna da quasi dieci anni e con il marito gestisce un panificio: «Abbiamo due attività a Japigia. Qui è tutto più difficile, ma resistiamo. È un quartiere bello, però mancano luoghi di aggregazione. C’è un parco giochi, ma non è centrale e c’è poca manutenzione. Ci sono tanti spazi: perché non realizzare aree verdi attrezzate come a Japigia?».
La giunta comunale approvò lo studio di fattibilità per un grande viale intitolato ai fratelli Spizzico. L’opera prevedeva la deimpermeabilizzazione dell’area, la piantumazione di circa sessanta alberi ad alto fusto e alberi da frutto, aree ludiche, un’area sgambo, una piccola arena per eventi, illuminazione pubblica a led e videosorveglianza. Al momento però - oltre la targa di intitolazione – del resto del progetto non vi è traccia. «Per noi sarebbe fondamentale se quel progetto venisse finalmente realizzato – spiega Fabrizio Luisi, residente e consigliere del Municipio I –. Abbiamo bisogno di spazi che ci facciano sentire una comunità». Secondo Luisi poi c’è il grande tema della viabilità: è ancora nel cassetto un’opera che potrebbe creare un secondo accesso al quartiere: «Basterebbe collegare la strada a ridosso delle rotaie con il rondò in programma su strada Cannone. Nel progetto di Costa Sud è pevisto un collegamento ciclopedonale con Sant’Anna, ma è necessario garantire anche accessi adeguati ad auto e mezzi pubblici. Speriamo di avere presto notizie in questo senso».
I residenti, intanto, restano in attesa che le promesse diventino cantieri e che i cantieri diventino strade e servizi. «Anche la chiesa è chiusa da queste parti», borbotta un passante. Lo sguardo va dritto su una saracinesca abbassata. «Sì, è in quel locale – conferma. Ma per pregare bisogna attendere il pomeriggio».
















