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Bcc Otranto, tornano gli ispettori di Bankitalia

di TONIO TONDO
OTRANTO - Gli ispettori della Banca d’Italia arrivano nella Banca di credito cooperativo Terra d’Otranto e mettono sotto la lente d’ingrandimento la gestione degli ultimi tre anni e mezzo. In realtà si tratta di un ritorno dopo una precedente missione ispettiva e soprattutto dopo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Lecce su presunte pressioni di stampo mafioso nelle ultime elezioni di maggio per i nuovi organi della banca
Bcc Otranto, tornano gli ispettori di Bankitalia
di TONIO TONDO

OTRANTO - Gli ispettori della Banca d’Italia arrivano nella Banca di credito cooperativo Terra d’Otranto e mettono sotto la lente d’ingrandimento la gestione degli ultimi tre anni e mezzo. In realtà si tratta di un ritorno dopo una precedente missione ispettiva e soprattutto dopo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Lecce su presunte pressioni di stampo mafioso nelle ultime elezioni di maggio per i nuovi organi della banca.

In particolare, i tre ispettori, arrivati giovedì e coordinati da Maria Grazia Garofano della sede di Bari, analizzeranno gli atti e le decisioni durante la gestione di Dino Mazzotta, 38 anni, fratello del sindaco di Cariano Giancarlo, presidente della Bcc dalla fine del 2012 e confermato a maggio con oltre il 70 per cento dei voti. Dino Mazzotta, che si è autosospeso dalla carica all’inizio di luglio, sarà ascoltato dagli ispettori lunedì prossimo. Tre ore invece è durato il confronto tra i funzionari della Banca d’Italia e Leonardo Mansueto, direttore della Bcc fino a un mese fa, attualmente alla Bcc di Ostuni dopo le dimissioni a Carmiano. Al suo posto il vice Giovanni Ciccarese.«Ha voluto guardarli in volto, uno per uno», riferisce un esponente della banca. Il riferimento è all’incontro tra gli ispettori e il consiglio di amministrazione tenuto ieri per esaminare la semestrale dell’istituto di credito che ha evidenziato un utile di esercizio di 835.847 euro. Da una parte Garofalo, considerata negli ambienti Bankitalia una donna tenace e molto attenta; dall’altra i nove componenti del consiglio, guidati dal vice presidente Raffaele Potì, più il collegio sindacale. Bocche cucite al termine dei saluti.

L’inchiesta del sostituto procuratore Carmen Ruggiero, con la collaborazione dei carabinieri del Ros, è in pieno svolgimento. Undici indagati, tra i quali dipendenti della banca, due imprenditori e persone ritenute vicine al clan mafioso dei Tornese di Monteroni, interrogatori anche di personalità politiche, alcune delle quali vicine a Giulio Ferreri Caputi, lo sconfitto della tornata elettorale e però deciso a chiedere trasparenza nella gestione della banca e della campagna elettorale. Esponenti della minoranza, tra i quali l’ex parlamentare Achille Villani Maglietta, figlio del fondatore dell’istituto, hanno sollecitato di fare luce su presunti condizionamenti nel voto e sulle centinaia di deleghe passate di mano nella fase preelettorale.

L’ispezione si annuncia particolarmente penetrante anche nella gestione dei fidi e dei mutui. Una prima radiografia dello stato della banca era stata fatta l’anno scorso, prima delle denunce e dell’inchiesta. «Tutto a posto», ripetevano in banca. Conti in ordine, nulla di grave da segnalare nella gestione. Poi la bufera giudiziaria e i problemi che rischiano di dare un colpo alla reputazione della Bcc, fino a qualche anno fa considerata tra le migliori nel Mezzogiorno e gestita con correttezza secondo principi prudenziali e i valori sociali della mutualità. La Bcc era nata dalla fusione di due casse rurali, di Carmiano e di Melendugno, la prima ispirata ai valori cristiani dell’economia sociale di mercato, la seconda alla solidarietà socialista: l’accorpamento fu salutato con favore. Era il tempo di una politica salentina che si teneva distante dai condizionamenti allo sportello. Il nuovo istituto aveva visto anche un patto tra galantuomini nella conduzione: a Carmiano, con la base associativa più forte, la presidenza; a Melendugno il vice. Anche alle elezioni del 2011 era andata così: presidente Rosario Indennitate, funzionario in pensione dell’agenzia delle entrate, vice Italo Potì.

Altri tempi. Il corto circuito ha avuto origine dall’invadenza marcata della nuova politica, grintosa e a tratti aggressiva. La pervasività dei gruppi, trasversale e mutevole, non ha risparmiato la Bcc. Alla fine del 2012 Indennitate si dimise, prima della scadenza e senza una motivazione ufficiale. Dino Mazzotta era consigliere. Suo fratello Giancarlo, che occupava già la carica di sindaco, non seppe resistere alla tentazione di vedere il fratello al vertice della banca. Di qui l’avvio dello scontro che ha dilaniato le vecchie amicizie, senza esclusione di colpi. Le dimissioni di Dino Mazzotta favorirebbero la formazione di nuovi equilibri con il ritorno alla normalità. Lunedì scorso il verdetto, con il presidente «autosospeso» di fronte ai tre ispettori.

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