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BARI - C’è ancora da stringere i denti per i ristoratori e i titolari di pub. Le preannunciate riaperture interesseranno pub e ristoranti solo in modo parziale e, comunque, è tutto subordinato al passaggio della Puglia dalla zona rossa alla zona gialla. «Il 26 aprile riapriranno i locali in zona gialla. Per noi – dice Danilo Stendardo, titolare di Road 66 a Lecce e presidente di Confcommercio per i locali serali – non cambierà nulla. Spero perlomeno che potremo riaprire per il 17 maggio. Aprire a mezzogiorno, per le attività serali è come non aprire proprio. Restiamo come siamo stati negli ultimi 5 mesi e mezzo. In ogni caso, se non apriamo la sera e non apriamo quest’estate, sarà un bagno di sangue. In Puglia ci siamo giocati tutto negli ultimi mesi. È emblematico che siamo una delle tre regioni rosse d’Italia. Vuol dire che qualche errore c’è stato. Se alle porte dell’estate stiamo messi così, vuol dire che qualcosa non è andato come doveva». Gigi Perrone, titolare del locale Semiserio a Lecce, fa un bagno di realismo. «Il 26 – taglia corto lo chef – non ce la faremo. La realtà va guardata in faccia. Se dobbiamo aprire ora, per chiudere tra 15 giorni, meglio non aprire proprio. Anche perché, chi non ha spazi esterni che fa? Resta chiuso? E se ha degli spazi ridotti, come fa a confermare lo staff? Stanno cercando di contenere i danni che hanno creato. Io sono dell’avviso che in questo momento viene prima la salute. Se non si mettono a fare i vaccini a tappeto, 24 ore al giorno, il problema ce lo porteremo a lungo. Professionalmente siamo allo stremo e vogliamo tornare a lavorare, ma se questo implica altri quindici giorni di stop, pazienza. Non saranno certo quindici giorni a portarci alla chiusura, a patto, però, che in questi giorni ci sia una vaccinazione a tappeto. Comunque, prima del 15 maggio non penso che ci faranno aprire». Una ripartenza, però, è necessaria.

«Noi siamo pronti – commenta Franco Tornese di Gaio ristorante a Gallipoli –anche perché più in là non possiamo andare, non ce la facciamo più. Per di più dobbiamo pagare delle tasse per servizi di cui non abbiamo usufruito, essendo stati chiusi, come ad esempio, la spazzatura. Poi, se ne escono con aiuti economici ridicoli. Quest’anno faremo a meno di tante cose, di pubblicità, di investimenti, perché dobbiamo prima uscire dai debiti accumulati in 7-8 mesi, portare da mangiare a casa e onorare gli impegni assunti con i fornitori. Noi siamo riusciti ad andare avanti, in quanto abbiamo una storia trentennale alle spalle e abbiamo una certa credibilità, ma mi metto nei panni di un giovane che ha investito nel 2020 e non ha aperto neppure un giorno e non certo per colpa sua». La strada sembra essere ancora lunga. «Per noi pugliesi – incalza Antonio Aprile de Il vizio del barone a Caprarica – è lunga. Immagino che passeranno almeno altre tre settimane prima di vedere qualche cliente al tavolo.

E poi, aprire la sera a metà maggio è ancora presto, fa freddo. Va bene per un caffè, un cappuccino, ma non per una cena. Magari i primi giorni si lavorerà anche, ma poi l’affluenza calerà. Poi c’è un altro dubbio che mi assale. A giugno la sera si potrà aprire il giardino, ma mi chiedo: in caso di pioggia, il cliente, che non può consumare in sala, cosa fa? Deve prendersi il piatto e andarsene in auto o a casa? Sono dubbi che si chiariranno, ma che sono legittimi ». Molto critico Marco Plantera titolare dello Shakespeare pub a Casarano: «Abbiamo avuto dei ristori che sono il 4 per cento della perdita 2019-2020 – spiega Plantera – personalmente li ho usati per le tasse comunali e le utenze. A fronte di una perdita forte, abbiamo avuto dei ristori inadeguati. Hanno promesso altri ristori, se arriveranno, almeno farò magazzino ed entrerà un po’ di liquidità da sfruttare non solo le tasse. Per quel che ci riguarda, puntiamo a riprendere da settembre in poi, quando la situazione dovrebbe essere migliorata, con nuovi vaccini e il calo dell’indice RT. L’estate non sarà quella dello scorso anno. Dal primo giugno si parla di riapertura totale, ma una stagione estiva non si può programmare a giugno, la si programma a febbraio. Spero nel buon cuore del Comune che almeno ci liberi dall’onere della spazzatura e ci dia una mano, come l’anno scorso, per le aperture all’esterno».

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