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Salento, «Mare vietato e abbandonato»: il grido disperato da Gagliano

Appello a Emiliano e Minerva e al sindaco Nesca per riaprire l’accesso alla costa

Cala del Ciolo

GAGLIANO - Si restituisca il mare ai cittadini di Gagliano e del Capo di Leuca.
A chiederlo a gran voce è Antonio Biasco, capogruppo dell’opposizione consiliare al Comune di Gagliano del Capo, eletto in forza alla civica Idea Comune.
L’appello è rivolto al presidente della Regione, Michele Emiliano, al presidente della Provincia, Stefano Minerva, e al sindaco di Gagliano del Capo, Carlo Nesca.

«Ormai – dice Biasco – a noi gaglianesi e alle migliaia di turisti che ogni anno scelgono il Salento per le loro vacanze è, in termini di legge, impedito l’accesso al nostro mare. Una situazione a dir poco paradossale, che si ripresenta all’inizio di ogni stagione estiva. L’altro giorno è stato compiuto un altro sequestro alla caletta del “Ciolo”, la perla del Capo di Leuca, vero “santuario” di bellezza che Madre Natura ha voluto donarci».

Come se non bastasse, sono diversi gli ostacoli che si frappongono tra i cittadini e la fruizione del litorale.
«Il sequestro – continua il consigliere – si aggiunge al divieto di circolazione così vistosamente prescritto dai numerosi cartelloni stradali che “addobbano” la nostra litoranea, proprio nel suo tratto più bello, dal Ciolo fino a Santa Maria di Leuca; si aggiunge all’interdizione alla balneazione che ormai vige da diversi anni; si aggiunge ai precedenti sequestri operati dalla Magistratura, ai progetti bloccati, ai finanziamenti andati perduti, uno da un milione di euro e un altro da mezzo milione; si aggiunge alla perdurante incapacità di dare soluzione ad una situazione che, da temporanea, sembra essersi trasformata in definitiva».

Si tratta di una situazione che non può essere più tollerata, che nuoce non solo all’immagine, ma anche allo sviluppo economico dell’intero territorio. Ecco perché, secondo Biasco, c’è bisogno di un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli, in modo tale da superare i numerosi ostacoli che si sono accumulati negli ultimi anni.

«Adesso basta. Non ci possiamo rassegnare a questo stato di cose. Vorrei – taglia corto Biasco – che qualcuno desse un segnale, evidenziasse un gesto, si opponesse all’attuale stato di abbandono. Ai gaglianesi non si può imporre anche quest’altro torto, non si può togliere loro ciò di cui vanno da sempre più fieri, la possibilità di godere del loro mare. Non si può sequestrare il mare, la natura, la bontà, la bellezza. Non si può recidere un legame così ancestrale».

Non si tratta di un capriccio dei gaglianesi, poiché «lo sfregio del Ciolo è una cattiva immagine per la nostra Regione». Tant’è che Biasco definisce la vicenda come «un’onta per tutti i pugliesi».

Il problema, però, non è limitato al solo aspetto turistico della questione, ma si ripercuote pesantemente anche in ambito economico ed occupazionale.
«Non si può – incalza il capogruppo – bloccare l’economia, il lavoro, qualsiasi prospettiva di sviluppo, la speranza di futuro per questo paese, il Capo di Leuca, i suoi giovani».

Da qui l’appello ai vertici istituzionali della Regione, della Provincia e del Comune.
«È per questo – ribadisce Biasco – che sento il dovere di questo appello, perché è una questione che merita un’attenzione prioritaria e urgente. Perché è necessario un segnale tangibile che si voglia vincere ogni immobilismo, rassegnazione, senso di impotenza, così tanto nemici del nostro Sud».

Bisogna rompere l’inerzia, sedersi intorno a un tavolo e individuare azioni forti e concrete per il rilancio del territorio.
«Il mio auspicio – conclude il consigliere comunale – è che quanto prima ci si ritrovi intorno a un tavolo dove, accanto a una forte determinazione delle volontà politiche, si aggiungano quelle necessarie competenze tecniche, certamente reperibili a livello regionale, valide per prospettare le giuste soluzioni ad una questione così centrale per Gagliano e il Capo di Leuca e che non potrà più essere rimossa e dimenticata».

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