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Nella Rssa «La Fontanella» di Soleto c’erano «ospiti riversi per terra e sporchi di propri escrementi, madidi di urine maleodoranti e stantie, visibilmente disidratati, affamati e alcuni con piaghe da decubito non trattate da diversi giorni», e «ospiti con patologie neuropsichiatriche in evidente stato di agitazione psicomotoria». Il principale focolaio di covid acceso in Puglia in una residenza per anziani era, insomma, una clinica degli orrori, una struttura che a fine marzo si presentava «totalmente priva di personale» e che ieri la Regione ha deciso di far chiudere. Dopo 23 morti e 120 contagi tra pazienti e dipendenti, e con enormi sofferenze causate ai 90 anziani ospiti e ai loro familiari. A stilare la relazione decisiva sono stati i medici inviati dalla Asl di Lecce, dopo che il sindaco di Soleto il 25 marzo aveva fatto emergere quanto stava accadendo all’interno della struttura. «Pavimenti sporchi di deiezioni e urine, piatti con alimenti ammuffiti sui tavoli e per terra, lo sporco era evidente anche nei bagni privi di asciugamani e di carta igienica». E ancora: «Lo sporco era evidente anche nei bagni privi di asciugamani e di carta igienica; indumenti sporchi, sparsi dappertutto; letti con lenzuola e materassi sporchi», e poi i farmaci abbandonati alla rinfusa e i sacchi di rifiuti lasciati nei corridoi.

Da ieri, dunque, la Regione ha attivato le procedure per la revoca dell’accreditamento e la chiusura della Rsa, con la Asl che dovrà occuparsi del trasferimento degli ultimi 16 ospiti in altre residenze sanitarie della zona. La Regione parla infatti di «situazione ampiamente documentata di abbandono di soggetti non autosufficienti ed affetti da patologie croniche e degenerative», situazione del resto già verificata dagli ispettori del ministero della Salute oltre che dalla stessa Procura di Lecce: nel fascicolo a carico dei gestori e del direttore sanitario sono confluite le informative dei Nas e anche le relazioni stilate dalle varie articolazioni della Asl. Una «assenza totale di assistenza» agli ospiti della Rssa che, sempre secondo la Regione, potrebbe aver reso ancora più grave il focolaio di covid partito il 21 marzo: man mano che il contagio si espandeva il personale veniva ricoverato o messo in quarantena, lasciando i ricoverati in balia di sé stessi fino all’intervento della Asl che dal 25 marzo, non senza fatica, ha lentamente ristabilito la normalità.

La Procura di Lecce ipotizza le accuse di epidemia colposa e abbandono di incapaci a carico dell’amministratore delegato della Isa srl, don Vittorio Matteo, del direttore Federica Cantone e del responsabile sanitario Catello Mangione. È possibile - su questo vertono gli approfondimenti delegati ai Nas, che hanno anche ascoltato numerosi parenti dei ricoverati - che tra l’avvio dei contagi (causato, pare, da uno degli operatori) e l’intervento della Asl gli ospiti siano stati lasciati privi di qualunque tipo di assistenza. Dalle verifiche amministrative sembrerebbe poi emersa la mancata ottemperanza alle misure di sicurezza contro l’epidemia, oltre che il mancato utilizzo dei dispositivi di prevenzione (mascherine e tute): circostanza, quest’ultima, che potrebbe aver reso ancora più facile la trasmissione del virus.

La scorsa settimana la Regione aveva già attivato il procedimento di revoca per un’altra Rsa, quella di Canosa, dove a seguito di una emergenza analoga (ma meno grave di quella di Soleto) il Dipartimento di prevenzione della Asl Bat aveva verificato l’assoluta mancanza di requisiti di accreditamento della struttura. Su questo è in corso una indagine da parte della Procura di Trani, che mira ad accertare anche la responsabilità nel rilascio delle autorizzazioni.

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