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Tubercolosi a Salice Salentino: 30enne contagia i genitori

Una famiglia ricoverata all'ospedale Vito Fazzi per controlli specifici

ospedale Vito Fazzi di Lecce

Un caso di tubercolosi, estesosi dal paziente in cura ai suoi familiari. Con ripercussioni, per ora in termini di controlli e verifiche, anche su terzi. Niente di grave, situazione sotto controllo come da protocollo, e in un momento particolarmente delicato in cui psicosi e allarme si mescolano a causa del pericolo Corona virus, è il caso di fare chiarezza. La segnalazione arriva da Salice Salentino, in provincia di Lecce, e risale a qualche giorno fa. Il paziente, il primo a finire in cura al Vito Fazzi di Lecce, è un trentenne che lavora a Lecce e vive con i genitori.

Dopo i primi sintomi, che sembravano essere quelli di un comune raffreddore, il quadro clinico è cambiato. I disturbi accusati erano infatti riconducibili ad una Tbc, ragion per cui è necessario procedere il prima possibile ad una serie di accertamenti specifici, dapprima il test di Mantoux - un test di sensibilità alla tubercolina -, e a seguire la radiografia del torace, prelievi ematici e tutto ciò che, da prassi, consente di individuare un’infezione in atto e predisporre l’opportuna somministrazione di farmaci per la cura, con eventuale ricovero presso il reparto di Infettivologia.
Gli esami diagnostici, come da prassi, sono stati estesi ai familiari stretti e alle persone che il paziente frequenta abitualmente, sia al lavoro che nel tempo libero, per verificare se vi fosse stato o meno contagio più esteso. Il batterio della tubercolosi, setto anche bacillo di Koch, si trasmette infatti facilmente tramite saliva, starnuti, colpi di tosse e quindi chi condivide spazi, specie se ristretti, con individui infetti, può essere contagiato.

Nessuna traccia del batterio nel fratello, sceso nel Salento per le vacanza di Natale. Anche lui si sarebbe sottoposto i questi giorni a tutti gli accertamenti che però avrebbero dato esito negativo, scongiurando così ogni pericolo.
Ad essere contagiati invece, i genitori del trentenne, anche loro sottoposti a esami e profilassi e condotti in ospedale insieme al figlio per le cure del caso con il decorso che sarà necessario.
Al fine di mappare e circoscrivere il contagio e verificare l’eventuale propagarsi della malattia, le persone vicine al primo paziente si stanno sottoponendo a tutte le analisi richieste, a partire dai colleghi di lavoro della ditta con sede a Lecce di cui è dipendente, alle persone che frequentano abitualmente la sala giochi e scommesse che funge da luogo di ritrovo per ragazzi e non.

Chi fosse eventualmente risultato positivo al test di Mantoux, sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti per una diagnosi finale certa. Il batterio della tubercolosi è infatti subdolo e silente e di facile trasmissione.
Nessun allarme, però, né rischi di contagio diffusi. Né a Salice né altrove, per il momento. La situazione è infatti sotto controllo e monitoraggio da giorni, e anche il raggio d’azione della possibile trasmissione della malattia è stato circoscritto individuando soggetti a rischio e facendoli sottoporre agli accertamenti del caso.

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