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Nido di tartarughe a Gallipoli, 19 liberate in mare

Di giorno andirivieni di bagnanti e turisti, di notte volontari di Legambiente per salvare le testuggini

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Da venerdì scorso sono stati lì, giorno e notte, per proteggere il «miracolo della vita». Un nido di Caretta caretta che all’imbrunire di ogni sera ha continuato a commuovere e fatto esultare Legambiente e le tante persone che si sono unite a quella che è diventata la battaglia di tutti: il rispetto della vita e dell’ambiente.
Un’avventura conclusa al tramonto di ieri, quando d’accordo col Centro tartarughe di Calimera il nido è stato aperto e sono state recuperate le ultime uova di tartaruga. Il bilancio provvisorio, al momento, è di 19 Caretta Caretta introdotte in mare. Ma a che prezzo. Se di giorno era un continuo andirivieni di bagnanti e turisti, alle prime ombre della sera, e ancor di più la notte, l’atmosfera cambiava. Uno stabilimento balneare, a meno di 50 metri dal nido transennato, cominciava e continua a diffondere musica a tutto volume, e ad attirare la movida gallipolina. Tutto normale, giusto e sacrosanto, diranno in molti. E sarebbe così se il divertimento si limitasse a quello.
L’altra faccia della medaglia si presenta e colpisce inaspettata appena dalla litoranea si va verso il nido presidiato da Legambiente. Pochi passi e ti ritrovi al buio; nelle tenebre piccoli gruppi di extracomunitari sono lì muti, occhi guardinghi per capire se puoi essere un loro potenziale cliente. «Ciao cumpà», ti salutano, poi ti seguono per qualche momento, finalmente ti lasciano andare ma l’inquietudine ti resta appiccicata addosso, assieme al vento di scirocco. Potrebbe accadere qualsiasi cosa in quel momento, nessuno se ne accorgerebbe. Guadagni dieci metri, guardandoti continuamente alle spalle, e finalmente arrivi al «presidio». I volontari sono lì, a guardia delle tartarughe ma loro stessi avrebbero bisogno di protezione. Nessuno, tranne quelle ombre e i pochi temerari che le sfidano, passa sulla litoranea deserta. «L’ultima notte non ho chiuso occhio - racconta Maurizio Manna, presidente provinciale di Legambiente - seduto su uno scoglio a guardare la luna e a difendere il fortino - scherza - sembrava di essere in un film. Ci sono stati due inseguimenti dei carabinieri, vedevo saltare dalla staccionata quelle figure e scappare via nella notte, pronte a rifugiarsi tra scogli e pineta. Da contraltare ha fatto il verso di una volpe. È arrivata fino alla spiaggia. Ho fotografato le sue impronte. È stato incredibile vedere come si è spinta fino all’arenile». Manna, quattro notti fa, notti prima non è riuscito a difendersi. Qualcuno si è avvicinato a lui come un gatto e gli ha sfilato dal sacco a pelo portafogli, cellulare e pure un coltellino a serramanico.Dalla scoperta del nido i volontari sono stati lì soli. Contando solo sulle loro forze e sulla buona volontà di chi ha creduto in quell’avventura e ha voluto prendervi parte: turisti, gallipolini, bagnanti dell’intera provincia, tutti pronti a dare una mano. Quel nido, per loro, rappresenta un miracolo. La bellezza della natura che vince e si riprende la costa. Un messaggio da diffondere. Le tartarughe hanno preso il largo, il vero lavoro comincia adesso.

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