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PORTOSELVAGGIO - «Non ci sono scarichi abusivi a Lu Rinaru. A seguito delle segnalazioni dei bagnanti - scrive l’Amministrazione comunale - i tecnici del Comune e dell’Arif sono intervenuti per effettuare una verifica sulla presenza di un tubo di plastica abbandonato sulla scogliera che ha fatto pensare ad attività sospette di scarico in mare. In realtà, è stato appurato che si tratta di un residuo delle mareggiate di questi giorni, che hanno portato sulla costa materiali di ogni tipo. Secondo i tecnici intervenuti la scogliera non consente in alcun modo l’occultamento di condutture o canali e l’area in generale non è accessibile da nessun tipo di mezzo pesante. Le preoccupazioni sollevate legittimamente da molti frequentatori del posto sono, pertanto, infondate».

Ma per chi ha trovato il «tubo», non è così. «Di quali mareggiate parlano l’Arif e i tecnici comunali? Sorprende la certezza - dice Luigi Nanni, uno dei testimoni del ritrovamento - con cui si afferma che il tubo possa essersi “spiaggiato” sugli scogli a seguito di mareggiata. Sorprende, infine, il fatto che il tubo non sia stato rimosso, una volta rinvenuto. Debole, poi, la constatazione che la morfologia dei luoghi, cioè la scogliera, non consenta in alcun modo l’occultamento di condutture o canali. Cosa non vera trattandosi di sito non frequentato dai bagnanti per la particolare asperità degli scogli. All’Arif, poi, cui si riconosce la bontà dell’operato, bisogna far notare un’altra evidente inesattezza: quella zona è, facilmente raggiungibile da mezzi pesanti. Prova ne sia un clamoroso e recente furto, proprio in quel luogo, con devastazione di una villa e trasporto di giare monumentali e portoni di ferro. In ogni caso si tratta di un sito pressoché abbandonato, con l’arenile invaso da rifiuti di ogni genere e bagnanti costretti a farsi la pulizia da soli. I villeggianti chiedono da tempo alle autorità quell’attenzione diversamente mostrata per il resto del parco di Portoselvaggio, compresi gli orribili paletti che hanno alterato il paesaggio».

Sergio Calò, segretario generale Femca Cisl, infine, afferma che l’accaduto rappresenta la punta dell’iceberg: «Nessuno si chiede dove vanno a finire migliaia di metri cubi di liquami - dice - tutti movimentati dalla fitta rete di bottini che, a conti fatti, non possono essere recepiti dagli impianti di depurazione oggi attivi sul territorio. Poi quando si scoprono tubi nascosti o le campagne allagate di liquami - conclude - tutti si indignano». [b.v.]

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