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Troppo manganese nei pozzi di Burgesi. L’Arpa dà l’allarme

Nei campioni di acqua raccolti riscontrata una concentrazione di 80 microgrammi per litro contro i 50 previsti dalla legge. Rientrano i timori per il pcb

la discarica di Burgesi

UGENTO - Nuovo allarme a Burgesi: nell’acqua di uno dei pozzi attorno alla discarica il livello di manganese supera i limiti di legge. A dirlo sono gli ultimi rilievi dell’Arpa. Già allertati Provincia, sindaco, Asl e il Servizio Gestione rifiuti e bonifiche.

Per il manganese, il Testo unico dell’Ambiente prevede, quale soglia di contaminazione delle acque sotterranee, il valore di 50 microgrammi per litro. Le analisi eseguite nei laboratori leccesi dell’Arpa, però, ha rilevato una concentrazione pari a 80 microgrammi. L’acqua analizzata è quella prelevata con campionamento statico il 15 marzo da uno dei pozzi esterni alla discarica, il numero 4, distante poco più di 200 metri dall’impianto principale della discarica. Il pozzo è stato individuato dai carabinieri del Noe di Lecce ed è lo stesso campionato dal Cnr di Bari su delega della Procura di Lecce durante le indagini dalle quali è emersa la presenza (finora ancora presunta) di 600 fusti di pcb. È anche lo stesso nel quale, lo scorso anno, furono trovate tracce di pcb.

Il manganese, metallo essenziale per la sopravvivenza degli esseri umani (è presente, infatti, in moltissimi alimenti), può avere effetti tossici per la salute se assunto in concentrazioni troppo alte. Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, l’inalazione cronica di manganese per esposizione lavorativa può causare «alterazioni neurologiche generalmente reversibili (debolezza, anoressia, dolore muscolare, apatia, eloquio rallentato, riduzione della mimica facciale). Fortunatamente, «l’esposizione per ingestione sembra essere meno dannosa rispetto a quella per inalazione».

La Regione ha subito attivato le procedure previste dalle norme. Il Dipartimento Ecologia e paesaggio, appresi i risultati delle analisi dell’Arpa, ha scritto al settore Ambiente della Provincia per sollecitarlo a «svolgere le opportune indagini volte a identificare il responsabile dell’evento di superamento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione» e ad attivare e ultimare con urgenza la procedura prevista dal Testo unico sull’ambiente (cioè a diffidare, con un’ordinanza motivata, il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere alla bonifica del sito contaminato). L’accertamento servirà a consentire, qualora sia verificata la responsabilità «in capo al gestore Monteco srl, l’applicazione dei provvedimenti previsti dalla legge». La Regione ha anche chiesto all’Arpa di comunicare se il pozzo rientra nel Piano di monitoraggio e controllo previsto nell’ultima Autorizzazione integrata ambientale.

L’acqua dello stesso pozzo è stata analizzata anche dai laboratori dell’Arpa di Taranto per verificare i livelli di pcb e diossine. Nel 2017 erano emersi valori oltre la soglia di pcb (0,0373 microgrammi per litro, a fronte di un limite pari a a 0,01 microgrammi). Problema rientrato: la concentrazione è di 0,003 microgrammi.

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