«Domani inizia un nuovo ciclo di trasmissioni per Radio Bari»: è il 28 novembre 1976 e La Gazzetta del Mezzogiorno annuncia una grandissima novità nel panorama culturale e informativo della regione. «Da domani le stazioni radiofoniche della Rete 2 per onda media e modulazione di frequenza della Rai irradieranno nei giorni feriali, dalle 12,10 alle 12,30 e dalle 14 alle 15, le trasmissioni regionali».
Prende avvio l’attuazione della riforma Rai del 1975, che prevede, nell’ottica di un decentramento ideativo e produttivo, la concessione di mezz’ora di trasmissioni radiofoniche in più alle diverse sedi del territorio: Giangiorgio Gardelin, appena nominato direttore della sede pugliese, inaugura la programmazione regionale della radio da Bari. Non si tratta di una semplice dilatazione della già esistente informazione locale, ma della possibilità di ideare e allestire nuove trasmissioni di approfondimento e intrattenimento con l’impiego di forze culturali e artistiche delle regioni stesse.
Sul Secondo canale, dunque, dopo i venti minuti di Gazzettino, parte la sperimentazione.
La prima settimana di programmazione pugliese debutta con questo palinsesto: Dall’altra parte, una trasmissione autogestita da giovani a cura di Luisa Gemma, Il sacco di Otranto di Rina Durante, Club di giorno, un programma musicale di Mary Sellani, Castelli di Puglia di Vito Maurogiovanni, seguito da una rassegna cinematografica, Medaglioni musicali di Paolo Stefanelli, la rivista L’asso... pugliatutto di Pippo Volpe, con la partecipazione di Lino Banfi.
I programmi, si legge sulla Gazzetta, sono stati presi in esame dal neonato «Comitato regionale radiotelevisivo». Il processo di attuazione del decentramento radiotelevisivo si completerà, inoltre, con la nascita della Terza rete Tv nel dicembre 1979. La sede pugliese della Rai è fin dagli esordi, grazie alla lungimiranza del direttore di sede Gardelin, alla professionalità del capo della struttura dei programmi, Ettore De Marco, e all’entusiasmo dei giovani programmisti e autori, interni ed esterni alla Rai, luogo fecondissimo di sperimentazioni di nuovi linguaggi: sceneggiati, radiodrammi, inchieste, dibattiti, puntate monografiche, rubriche di vario spessore, programmi di intrattenimento, rassegne cinematografiche e letterarie.
Dal 1976 al 1992, anno in cui si chiuderà definitivamente l’esperienza della programmazione regionale, la radio del servizio pubblico diventa luogo «naturale» per la narrazione e la valorizzazione degli aspetti storici, antropologici, culturali del territorio.















