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«Vlora», Bari sgomenta di fronte ai diecimila, poi l’attracco e l’attesa

«Vlora», Bari sgomenta di fronte ai diecimila, poi l’attracco e l’attesa

09 Agosto 2022

Annabella De Robertis

Con una impressionante foto di Vittorio Arcieri si apre «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 9 agosto 1991. «Una visione del quasi apocalittico spettacolo offerto ieri dal porto di Bari all’inizio dello sbarco dei profughi della motonave “Vlora”. Un gran numero di fuggiaschi si è buttato in mare ed ha poi guadagnato la riva come meglio ha potuto», spiega la didascalia.

Sono giornate storiche: «Diecimila disperati. Diecimila persone in cerca di libertà, di un tozzo di pane, di una nuova vita, disposte ad ogni cosa, che l’altra mattina hanno preso d’assalto nel porto albanese di Durazzo una motonave ed hanno tentato di realizzare il loro sogno: ottenere ospitalità nel nostro Paese. Hanno scelto Bari ma il loro sogno si è rivelato ben presto un nuovo incubo: da Roma è stato infatti negato il permesso di asilo ai profughi albanesi. Nella calca, a bordo, alla fine è stato recuperato anche un cadavere. Quella di ieri è stata una giornata densa di tensione per Bari.

Al porto si sono susseguite scene ancor più drammatiche di quelle vissute il 7 marzo scorso nello scalo di Brindisi quando dai boat people sbarcarono oltre 20 mila profughi. Che si trattasse di un nuovo esodo biblico nelle proporzioni lo si è capito subito», scrive Liborio Lojacono nelle pagine interne.

Alle 4 di notte dell’8 agosto 1991 da Brindisi è stato dato l’annuncio via radio che la «Vlora», nave commerciale battente bandiera albanese di circa 9mila tonnellate, era diretta verso Bari.

Allarme rosso in Capitaneria: da Roma arriva l’ordine di «fermare ad ogni costo la nave e di non farla entrare in porto». Inizia un fitto scambio di messaggi tra le autorità italiane e il comandante della motonave albanese, il quale non demorde, non inverte la rotta e implora: «Fateci entrare nel porto, per pietà. Non abbiamo medicine, non abbiamo niente. A bordo ci sono persone ferite, in gravi condizioni. Una bambina sta morendo».

Intorno alle 11.15, il mercantile ha forzato il blocco: «una nave la cui linea di galleggiamento coincideva con il pelo dell’acqua, stipata all’inverosimile; gente sull’orlo del collasso, aggrappata alle paratie, ai pennoni, stipata ovunque. Una umanità di disperati che alla vista della terra promessa hanno gridato “toca, toca” (terra, terra). Poiché l’ordine di attraccare non arrivava, prima uno, poi dieci, cento, e infine più di un migliaio di albanesi si sono tuffati in mare cercando di guadagnare la riva». Tutti sono stati recuperati dalle motovedette delle forze dell’ordine e in tarda mattinata un rimorchiatore ha finalmente agganciato la Vlora, che così ha potuto attraccare. Iniziava, dopo ore e ore di angosciosa navigazione, la lunga attesa sotto il sole cocente di agosto, a temperature insostenibili, di migliaia di albanesi che sognavano l’Italia.

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