Domenica 14 Agosto 2022 | 18:04

In Puglia e Basilicata

macchina del tempo

Le periferie baresi cronaca dei pionieri

Le periferie baresi cronaca dei pionieri

Inchieste di Vito Cassano e Liborio Loiacono

03 Luglio 2022

Annabella De Robertis

Su La Gazzetta del Mezzogiorno del 3 luglio 1980 nella cronaca di Bari appare un’altra puntata dell’inchiesta condotta da Vito Cassano e Liborio Loiacono sui quartieri delle periferie baresi. Il titolo «A Japigia tra viali spaziosi e profonde fratture sociali» chiarisce immediatamente l’argomento: «Classificare oggi Japigia come quartiere sembra quasi un non senso tanta è la sua espansione. Più appropriato sarebbe invece parlare di città satellite con circa 50 mila abitanti e i problemi tipici del grosso centro».

Ampi e luminosi viali, seppure privi di verde, attraversano il rione diviso in sei zone, che nel 1980 sono tutte senza nome (a parte Japigia bassa). Sono infatti così classificate in «zona A a ridosso di viale Magna Grecia, B1 tutta palazzoni di cooperative private, B2 formata da case popolari, B3 destinata a servizi, B4 ancora in costruzione fin oltre il Sacrario Militare. Un quartiere in espansione dove però si è badato soltanto a costruire case o casermoni senza realizzare almeno per il momento i servizi e che contende purtroppo al San Paolo il titolo di quartiere dormitorio».

Cassano e Loiacono mettono bene in luce ciò che manca: l’ambulatorio, le scuole, i negozi, in generale ogni struttura aggregante. «L’angoscia di chi abita a Japigia è proprio l’isolamento. L’edilizia popolare non prevede locali a piano terra da adibire ad uso commerciale»: nascono, pertanto, negozi allestiti abusivamente in casa, un fenomeno molto diffuso a Japigia più che nel resto della città.

Don Vito Carone è il parroco della chiesa di San Marco, che ha trovato sistemazione in un frantoio abbandonato proprio agli inizi della zona B3: si lamenta della mancanza di scuole, che costringe donne e bambini a lunghi percorsi a piedi o in autobus sovraffollati e aggiunge: «Qui manca un vero tessuto sociale anche per l’impossibilità di vivere una vita di quartiere. La netta sensazione che abbiamo è quella di sentirci isolati, dimenticati». I progetti non mancano, sottolineano Cassano e Loiacono, ma rimangono a metà strada.

L’articolo si chiude con la voce di un abitante: «Quando venimmo a Japigia ci sentimmo dei pionieri. Le difficoltà tantissime. Qualcuno, tanta era la gioia di avere una casa propria, venne ad abitarci senza né acqua né luce. Pensavamo si dovesse risolvere tutto in qualche anno. Adesso di anni ne sono passati troppi e noi siamo rimasti pionieri». Di criminalità, è bene notarlo, non si parla. Oggi, in quelle strade che quarantadue anni fa neanche avevano un nome, ci sono nuove scuole, più verde, un mercato rionale, un grande teatro e persino la sede del Consiglio Regionale. Non ci sono più pionieri a Japigia?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725