La Dda di Bari ha chiesto l'archiviazione della posizione di Anita Maurodinoia, ex assessora pugliese ai Trasporti, nell’inchiesta 'Codice interno' sul presunto scambio elettorale politico-mafioso. L’inchiesta, nel febbraio 2024, portò all’esecuzione di 130 arresti, 109 imputati sono già stati condannati in abbreviato. Maurodinoia era indagata, ma dagli approfondimenti degli inquirenti non sono emersi elementi tali da sostenere l’accusa a dibattimento. Per questo il pm Fabio Buquicchio, che ha coordinato le indagini della squadra mobile insieme al collega Marco D’Agostino, ne ha chiesto l’archiviazione. Ora dovrà esprimersi il gip.
L’inchiesta ruota attorno alla presunta compravendita di voti dalla malavita per le elezioni amministrative di Bari del 2019. Personaggio principale dell’inchiesta è l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, accusato di aver comprato voti da tre clan di Bari per favorire l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, al consiglio comunale.
Olivieri, ai domiciliari dal 2025 dopo aver trascorso oltre un anno in carcere, è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione. In quella tornata elettorale, oltre a Maria Carmen Lorusso (imputata a dibattimento), fu eletta anche Maurodinoia. L’ex assessora è però imputata in udienza preliminare nell’ambito di un’altra inchiesta su presunte elezioni truccate. Per la Procura, avrebbe fatto parte della presunta associazione finalizzata alla corruzione elettorale che avrebbe inquinato le Regionali del 2020 (quando la stessa Maurodinoia fu eletta con quasi 20mila voti nella lista del Pd) e le comunali di Grumo Appula (2020) e Triggiano (2021). Con lei (e altri 16) è imputato anche il marito Sandro Cataldo, fondatore del movimento politico 'Sud al centrò e considerato il promotore della presunta associazione
















