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In Puglia e Basilicata

il commento

Asse Decaro-Bonaccini e il Partito democratico lavora già al dopo voto

Decaro

Il sindaco di Bari Antonio Decaro

Il sindaco di Bari e presidente Anci è intervenuto a una manifestazione accanto ai protagonisti del futuro prossimo del centrosinistra

22 Settembre 2022

Michele De Feudis

La standing ovation ricevuta da Antonio Decaro l’altra sera a Rimini, nella manifestazione elettorale per Andrea Gnassi, ex sindaco della città romagnola e candidato alle politiche del Pd, mostra come la vera energia per rigenerare la sinistra, alle prese con l’imprevedibile voto di domenica, passa proprio dai «campioni» allevati con la fascia tricolore. Il sindaco di Bari e presidente Anci è intervenuto a una manifestazione accanto ai protagonisti del futuro prossimo del centrosinistra (futuro che è già iniziato): dal governatore Stefano Bonaccini e ai colleghi Dario Nardella di Firenze e Giorgio Gori di Bergamo.

Di fatto il leader pugliese è uno degli assi della manica del Pd, perché forte di due elementi salienti: una popolarità plebiscitaria sul territorio pugliese (e non solo) legata ad una comunicazione moderna, mai irregimentata, unita ad una potente carica empatica, e a un profilo pragmatico cresciuto in un cursus honorum di apprezzato amministratore. L’evoluzione del Pd non è prevedibile - salvo far la figura di un grottesco Mago Otelma - ma un percorso di rinnovamento sembra inevitabile dopo un voto che risentirà della mancata aggregazione del modello «campo largo», propugnato come formula vincente per mesi: sullo schema del partito che verrà si giocherà la partita congressuale e in quella sede sarà indispensabile avere volti e storie da mettere in campo, a partire da quella di Decaro. Non a caso, il politico barese, leale a Enrico Letta, si è trattenuto a Rimini prima e dopo l’intervento con Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, ed esponente di un percorso riformista non solo nel look (indossa con disinvoltura dei destrorsi Ray-Ban), ma soprattutto nel riconoscere la primazia nella selezione delle classi dirigenti ai territori. Lo stesso Bonaccini, come Decaro, è un pragmatico estremo, non governa con i grillini, e salda sensibilità per il welfare con un occhio particolare per il sistema produttivo, pur osteggiando la flat tax.

Nei giorni scorsi Decaro ha scoraggiato chi lo invitava a scendere direttamente nell’agone congressuale del Pd come candidato alla segreteria, e in questo cortese «non mi interessa» c’è lo stile di un sindaco che ha sempre percorso il viaggio nella politica italiana gradino dopo gradino, senza salti o scossoni. Ma allo stesso tempo, fin dal suo intervento salvifico nelle regionali pugliesi al fianco di Michele Emiliano, si interroga sulle prossime tappe e su come instradare la sua forza, costruita su consensi interni ed esterni al partito. Da qui - venuta meno la possibilità di approvare una legge per il terzo mandato da sindaco con la caduta del governo Draghi - non si può escludere che la complicata partita a scacchi del congresso Pd (senza escludere una candidatura alle europee) non lo veda promotore di un asse inedito, quello della «sinistra municipale», diffusa e postideologica, con centinaia di sindaci conosciuti nell’Anci, magari al fianco di un cavallo di razza come Stefano Bonaccini.
Decaro è un sindaco amatissimo al secondo mandato: pensa già al dopo in autonomia, ovvero emancipandosi dal tandem localistico che lo ha visto gareggiare contro le destre in armonia con Emiliano (un po’ meno in sintonia sulle candidature politiche). Da troppo tempo stella nascente del firmamento progressista, ha tutti i numeri per camminare con le sue gambe, dribblando le ruvidità dei velenosi scontri correntisti democratici. A Rimini ha chiuso l’intervento con queste parole: «Non dobbiamo tradire i nostri valori ma scegliere - tra la testa e la pancia - il cuore, la parte migliore del nostro paese». Ecco da lunedì prossimo, come un provetto appassionato di deltaplano, si lancerà nello spazio dem con il cuore a Bari ma guardando nuovi orizzonti nazionali.

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