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MEZZOGIORNO DI FOCUS

In Puglia i pompieri in affanno: «Il soccorso è sempre più a rischio»

In Puglia i pompieri in affanno: «Il soccorso è sempre più  a rischio»

Sos Vigili del Fuoco il personale lavorativo è sotto organico

Domani la protesta dei Vigili del fuoco: serve il doppio del personale, i rappresentanti parlamentari devono farsi portavoce del disagio»

20 Giugno 2022

Antonella Fanizzi

BARI - «Alle volte accade che sui luoghi dove divampano gli incendi arriviamo con oltre mezz’ora di ritardo. Per non parlare di chi è rimasto fuori dalla porta di casa e chiede il nostro aiuto: non sempre abbiamo gli uomini sufficienti per raggiungere il malcapitato ed è un problema se sul pianerottolo a restare in attesa sono gli anziani». I vigili del fuoco pugliesi sono mortificati: sottodimensionati e con mezzi ormai vecchi, non sono più in grado di garantire il soccorso così come vorrebbero, in linea con la missione che hanno sposato. Una delle voci dei pompieri è quella di Leonardo De Marco, sindacalista della Fns Cisl, che però parla a nome di tutti i colleghi delle altre sigle (Conapo, Uil Pa, Fp Cgil, Confsal e Usb Pu): insieme hanno proclamato lo stato di agitazione della categoria.

Il grido d’allarme e le rivendicazioni, che si trascinano inascoltate ormai da anni, saranno portate domani all’attenzione dei cittadini: davanti alla Prefettura è in programma un sit-in per chiedere alla collettività di condurre una battaglia, quella dell’incremento del personale, utile a tutti i pugliesi. Spesso i pompieri alle richieste di intervento sono costretti a rispondere: «Mi dispiace, ma al momento non abbiamo squadre da inviare, arriveremo il prima possibile». Così nel frattempo ettari di vegetazione vanno in fiamme, fenomeno a cui ormai i residenti, soprattutto del Salento e del Gargano, sono costretti ad assistere impotenti. I vigili del fuoco sono arrabbiati: «Nella Puglia del turismo, nella Puglia del mare cristallino baciata dal sole, i roghi sono all’ordine del giorno». Come gli incidenti stradali: anche in questo caso il loro supporto è fondamentale.
Per comprendere meglio il disagio è utile fare un confronto con l’Emilia Romagna. Dallo studio effettuato lo scorso anno dalla Cisl emergono i punti di criticità. L’Emilia Romagna si estende su una superficie di 22.453 chilometri quadrati e conta 4 milioni 459mila abitanti, la Puglia copre 19.541 chilometri quadrati con una popolazione di 4 milioni 29mila residenti. In Emilia Romagna le sedi dei vigili del fuoco sono 43 contro le 29 della Puglia; in queste vi lavorano 3.782 vigili del fuoco contro i 2.280 della Puglia. E infine il rapporto fra dotazione organica e numero di interventi è di 18,64 per l’Emilia Romagna e ben di 25,38 per la Puglia. È evidente che incrementare il numero dei distaccamenti è ormai un’urgenza anche perché nei mesi estivi la Puglia viene presa d’assalto dai turisti e la domanda di soccorso cresce.

Inoltre nella classifica dei 20 comandi dei Vigili del fuoco che nel 2019, prima dello scoppio della pandemia, hanno effettuato il maggior numero di soccorsi urgenti sono presenti al nono posto Bari e al 18esimo Lecce. Il comando di Bologna, l’unico in classifica per l’Emilia Romagna, è al quinto posto. La Puglia è pure la seconda, fra le regioni italiane, per numero di attività di spegnimento degli incendi di boschi, sterpaglie e colture varie. In virtù di una convenzione sottoscritta con la Regione, i pompieri hanno il compito di domare gli incendi. «Siamo penalizzati - scherzano gli uomini in divisa - dalla circostanza che finora non abbiamo avuto un ministro degli Interni, da cui dipende il nostro Corpo, nato in Puglia. Le risorse aggiuntive, negli ultimi anni, sono state assegnate al Centro Nord oppure alla Sardegna».

E non è tutto. I vigili del fuoco rivendicano il diritto ad un incremento dell’organico sia per coprire i vuoti creati dai colleghi in pensione, sia per non dirottare il personale in servizio attivo nei Poli didattici, dove vengono formate le matricole. Spiega Luigi Pellerano dell’Usb: «Istituiti nel 2013, i Poli didattici non hanno ancora ricevuto un riconoscimento ufficiale che passa da un Decreto, un atto indispensabile a riconoscere lo status di “scuole di formazione”, e quindi la relativa dotazione organica, a supporto dei comandi di Bari e di Brindisi (qui nel 2014 è nata la Scuola di formazione nautica e del soccorso acquatico). I sottosegretari dell’epoca hanno apposto le targhe e nulla più: quelle targhe stanno facendo la ruggine e intanto molti di noi vengono obbligati a lasciare le loro postazioni per addestrare le reclute». Gli allievi permanenti che vengono in Puglia per fare il corso di primo ingresso sono i neo assunti: i loro docenti sono però gli stessi capi area che dovrebbero stare in caserma. Quando serve, dalla Puglia una quota di istruttori viene trasferita a Roma, sguarnendo ulteriormente il territorio.
I sindacati concludono: «Il personale andrebbe raddoppiato. Non possiamo continuare a cumulare gli straordinari. L’emergenza è diventata la regola. I nostri parlamentari devono alzare la voce per far valere le ragioni del Sud. Bisogna rivedere le piante organiche. Ne va della nostra sicurezza e di quella di tutti i cittadini».

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