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In Puglia e Basilicata

L'intervista

«La Puglia agricola a caccia di operai»

agricoltura

Teresa Diomede, coordinatrice delle «Donne dell’ortofrutta»: colpa dei sussidi

18 Giugno 2022

Antonella Fanizzi

BARI - «Siamo preoccupati. Dalle nostre parti si dice che la campagna delle ciliegie è il termometro della campagna dell’uva. La prima ha deluso le aspettative. La colpa è stata attribuita al sotto-calibro, alla scarsa qualità, all’eccessiva quantità offerta oltre che al mercato lento e disinteressato. La colpa del fallimento della referenza ciliegia è anche della concorrenza straniera. Ora tocca alle albicocche e alle pesche, poi all’uva. Non è detto che vada bene. Ancora una volta manca la manodopera. Un paradosso nella Puglia, regione vocata all’agricoltura». Teresa Diomede è un’imprenditrice agricola appassionata che crede nella forza delle donne. È la coordinatrice pugliese delle «Donne dell’ortofrutta», un’associazione nazionale che conta 150 iscritte: la Puglia è seconda, dopo l’Emilia Romagna dove cinque anni fa è nata questa nuova avventura, per numero di associate.
Teresa racconta: «Rappresentiamo tutta la filiera ortofrutticola, dal campo alla tavola, dalla ricerca alla comunicazione, dalla logistica alla distribuzione. Le nostre professionalità sono molteplici e sfaccettate, quante sono le specie di frutta e verdura che quotidianamente fanno parte del nostro lavoro. Promuovere l’ortofrutta con una visione “al femminile” è sinonimo di attenzione al consumatore, eleganza, cura dei dettagli, sensibilità. La sfida è allargare la rete di professioniste esperte per confrontarci e crescere».

Lei è la titolare dell’azienda Racemus, che ha sede a Rutigliano in provincia di Bari. Una donna che dà lavoro alle donne. Oggi però fa fatica a reperire le braccianti...
«Nelle aziende agricole manca pure chi guida i trattori, chi guida i muletti, gli autisti di camioncini. Gli anziani sono andati in pensione e la nuova generazione teme la fatica sotto il sole. Quest’anno non sono arrivati gli stranieri oppure si sono trasferiti altrove. I lavoratori pugliesi preferiscono essere impiegati nei magazzini, ma ci sono tipologie di ortaggi e di frutta che si possono raccogliere soltanto a mano. Non basta reclutare operai per riempire i cestini, serve gente disposta a piegare la schiena. Il reddito di cittadinanza ha aggravato un problema che si trascina da due, tre anni. Lo Stato, fra sussidi vari, offre un’assistenza continuativa che fa crollare la motivazione. Persino i contributi finalizzati alla pensione non rappresentano un incentivo all’occupazione. La campagna viene percepita come un rischio, si teme di perdere il certo per l’incerto».

È figlia d’arte. La quarta dopo tre fratelli maschi. Felice della scelta che ha fatto?
«Non vorrei mai tornare indietro. Mio padre è stato uno dei pionieri dell’uva da tavola. Insieme a mio marito, che ha lasciato la sua professione di ingegnere, coltiviamo un sogno. Il territorio è la forza dei nostri grappoli, sia per le caratteristiche fisiche e ambientali sia per le caratteristiche umane e sociali. Mi identifico con la mia terra e con la produzione di un frutto straordinariamente ricco di benefici. L’innovazione in questo settore è fondamentale, ma occorre studiare, essere preparati. La concorrenza è sempre più agguerrita. A “Racemus” confezioniamo l’uva direttamente nel vigneto. Pure la nostra melagrana rientra nella cosiddetta filiera corta. La fase dell’imballaggio è complessa ma decisiva per il posizionamento della merce sul mercato che richiede sempre più prodotti già porzionati, pronti al consumo. Le donne in agricoltura rappresentano il valore aggiunto».

Eppure chi comanda sono gli uomini, soprattutto in Puglia.
«È vero, nonostante il 70% della forza lavoro in agricoltura sia costituita dalle donne. Bisogna rompere antichi retaggi, nei ruoli apicali siamo un numero esiguo, poco visibili e poco comunicative. Abbiamo la necessità di fare gruppo. Meglio dei colleghi uomini siamo in grado di comprendere le difficoltà a cui vanno incontro non soltanto le nostre operaie, ma tutte le donne che lavorano di notte come pure all’alba, che hanno il problema di conciliare la famiglia con il lavoro. Tutte siamo chiamate a grandi sacrifici. Il governo nazionale dovrebbe sostenere il lavoro femminile incrementando gli asili nido e i luoghi di aggregazione estivi, fornendo un servizio di trasporto scolastico adeguato, strutturando un welfare a misura di mamma e figli. La strada per la parità è ancora in salita».

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