Domenica 07 Agosto 2022 | 17:37

In Puglia e Basilicata

Mezzogiorno di focus

I tempi lunghi della giustizia civile amaro record di Puglia e Basilicata

Giustizia che procede, economia che produce

Tra Puglia e Basilicata sono 22mila i procedimenti vecchi più di 2 anni

07 Giugno 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - C’è un fardello di oltre un milione e mezzo di cause civili che aspettano sentenza nei Tribunali italiani. Più o meno una su cinque (330mila) è iniziata più di tre anni prima, vale a dire oltre la durata che la legge italiana considera «ragionevole». E il 16% di tutto questo arretrato storico si trova nelle aule di giustizia dei tribunali pugliesi e lucani.
A dirlo è uno studio («Conoscere l’arretrato della giustizia civile: una necessità in vista delle imminenti scelte politiche») dei ricercatori di Questione Giustizia che ha rielaborato i dati pubblici del ministero di via Arenula. Gli stessi dati da cui emerge che dal 2019 i Tribunali pugliesi e lucani hanno, finalmente, iniziato la risalita: smaltiscono più cause di quelle nuove. In 40 mesi (dal 1° gennaio 2019 al 30 aprile 2022) i fascicoli pendenti davanti ai giudici di primo grado sono calati nel complesso di 51mila unità: tanti, ma forse non abbastanza.

Il sistema della giustizia civile riguarda i cittadini ma anche le imprese, perché lì dove le decisioni sono più rapide (in Europa l’esempio per eccellenza sono considerate la Germania e la Francia) determinate storture tendono a scomparire: contratti di lavoro, transazioni commerciali, compravendite immobiliari. Non è un caso se l’accelerazione dei procedimenti e lo smaltimento degli arretrati sono i due obiettivi che l’Ue ha preteso di vedere inseriti nel Pnrr. Nel piano presentato a Bruxelles, l’Italia ha indicato una riduzione dell’arretrato dei Tribunali da raggiungere in due fasi: il taglio del 65% entro il 2024 (il 55% per le Corti d’appello) e del 90% entro il 2026. Un doppio obiettivo che il ministero della Giustizia ritiene raggiungibile essenzialmente con una doppia strategia: da un lato l’istituzione dell’ufficio del processo, dall’altro la riforma della giustizia civile. Negli atti preparatori della riforma, il governo Draghi ha posto l’obiettivo di «riportare il processo italiano a un modello di efficienza e competitività» per favorire «una ripresa degli investimenti, tenuto conto della strettissima connessione intercorrente tra relazioni commerciali, produttività economica e funzionamento della giustizia».

Dai dati emerge che la Puglia (e in misura minore la Basilicata) sono un problema nel problema, perché i numeri sono ancora eccessivamente alti. I Tribunali del distretto della Corte d’appello di Bari (in cui rientrano Trani e Foggia) sfiorano da soli le 90mila cause pendenti, pari a un quindicesimo di tutto l’arretrato nazionale, e tutti quelli pugliesi e lucani superano la soglia psicologica del 10% (fissata dalla Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa) di cause ultratriennali ancora pendenti. Ovvero quelle che, in base alla legge Pinto, comportano la condanna dello Stato al risarcimento del danno: nel solo distretto di Bari ci sono quasi 27mila fascicoli di primo grado per i quali il ministero della Giustizia rischia di risarcire i cittadini. E tutto questo senza considerare la situazione (non meno critica) delle Corti d’appello, dove la durata ragionevole è fissata in due anni: al 31 dicembre 2019 a Bari i fascicoli «vecchi» erano 4.167 su 13.171 (il 32%), a Lecce 2.557 su 6.918 (37%), a Taranto 2.186 su 4.056 (il 54%), a Potenza 2.156 su 3.760 (il 57%). Anche qui, su 98mila procedimenti ultrabiennali complessivamente pendenti in Italia, le Corti d’appello di Puglia e Basilicata ne contano 22.132, un quinto del totale.
Tornando alle cause di primo grado, non si può non notare un’altra particolarità è nella composizione delle cause pendenti in Puglia. Mentre a livello nazionale il 51% è relativo al contenzioso civile, a Lecce (30%) e Bari (28%) si registra una prevalenza di cause in materia di lavoro e previdenza: il dato più alto del Paese.
Il cuore dell’emergenza è il capoluogo pugliese, che nelle classifiche si ferma a un passo dal podio delle inefficienze. Al 31 dicembre 2019 Bari era il quarto Tribunale d’Italia per numero di fascicoli pendenti (42mila), di cui esattamente uno su tre è in attesa da più di tre anni: quelle 14mila cause storiche rappresentano il 4,2% dell’arretrato ultratriennale nazionale. Dal 1° gennaio 2019 il sistema ha smaltito circa 12mila fascicoli (il dato non è confrontabile con quello dello studio sulle pendenze perché le basi temporali sono diverse): l’obiettivo fissato per Bari dal Pnrr è di giungere a fine 2026 con soli 1.420 cause arretrate.

Sulle modalità per rendere competitiva la giustizia civile il dibattito non si è ancora spento. C’è chi ritiene indispensabile investire sugli organici della magistratura, sulla riorganizzazione delle strutture, sull’informatica a supporto della giustizia. Il governo ha scelto da un lato di creare una struttura in grado di assistere il giudice (l’ufficio del processo), dall’altro di riformare la procedura civile con un nuovo rito in cui le cause dovrebbero andare immediatamente in decisione perché l’istruttoria si farà già sugli atti introduttivi. Sarà sufficiente? Molti osservatori ritengono di no, perché anche così le controversie più complesse continueranno comunque a richiedere tempi più lunghi.

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