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Appalti, torna la clausola sociale: obbligo tutela lavoratori in caso di passaggio da un’azienda all'altra

Appalti, torna la clausola sociale: obbligo tutela lavoratori in caso di passaggio da un’azienda all'altra

I sindacati della Puglia: «Non basta salvaguardare i numeri: nell’avvicendamento fra i vincitori delle gare occorre garantire i contratti individuali»

13 Maggio 2022

Antonella Fanizzi

La tirata d’orecchi è rivolta ai committenti, in questo caso ai Comuni, alle Regioni, alle Città metropolitane, alle Province, alle Asl, agli aeroporti. Nelle gare degli appalti pubblici dovranno necessariamente inserire la clausola sociale, quella postilla che è in grado di garantire il posto di lavoro alle parti deboli, e cioè agli addetti alle pulizie, alle mense o alla vigilanza.

Fa uno sprint alla Camera un altro dei provvedimenti chiave per il Pnrr all’esame del Parlamento: la commissione Ambiente ha concluso l’esame degli emendamenti alla delega al Governo in materia di contratti pubblici e non è escluso che il testo possa approdare in Aula prima della data prevista, il 30 maggio, per poi concludere l’iter a stretto giro al Senato.

La novità più importante è la reintroduzione dell’obbligo, a cui il Senato nelle scorse settimane aveva affiancato la facoltà, di inserire le clausole sociali nei bandi di gara.

Un provvedimento che i sindacati salutano con favore. Il lavoro buono è anche questo: tutele per le lavoratrici e per i lavoratori nei cambi d’appalto. La norma prevede che siano indicati, «come requisiti necessari o premiali dell’offerta», una lunga serie di criteri orientati, fra l’altro, a promuovere la stabilità occupazionale, a garantire l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, a incentivare le pari opportunità generazionali e di genere nonché l’inclusione lavorativa dei disabili. Le clausole sociali ora si estendono anche alle persone in condizione di svantaggio o disagio socio-economico. Si tratta di soluzioni pensate per far rispettare certi standard che spesso gli stessi sindacati faticano a far osservare, anche in casi di appalti con committenti pubblici.

«È una grande vittoria - commenta Miriam Ruta, componente della segreteria regionale della Cisl Fisascat Puglia - perché è complicato far rispettare la legge in questi appalti di servizi che sono ad alta densità di manodopera. I dipendenti, il più delle volte, sono donne, con orari ridotti e paghe basse. I bandi pubblici sono inoltre di breve durata, in media fra i 3 e i 5 anni. Ad ogni cambio di gestione la continuità degli occupati viene messa a rischio».

Il brindisino Giuseppe Zimmari, segretario nazionale della Uiltucs, aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: «Queste gare non devono più essere fatte al massimo ribasso. La formula da adottare dovrà essere quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Nel primo caso, i costi vengono compressi a discapito della forza lavoro. Nel secondo caso, invece, c’è una maggiore tutela anche in termini di retribuzione e di contributi». Zimmari non nasconde comunque l’inghippo: «Le aziende che vincono le gare e subentrano negli appalti devono ricevere l’elenco con i nomi dei dipendenti. Non basta, nell’avvicendamento degli appalti, salvaguardare i numeri, ma bisogna garantire i contratti individuali».

In assenza della clausola sociale, il lavoro nero è una piaga difficile da combattere. Ne sono consapevoli Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Bari, e Antonio Miccoli, segretario generale Filcams Cgil. Dicono: «Questo è lo strumento più efficace per proteggere i lavoratori e le lavoratrici degli appalti della ristorazione, della vigilanza privata e di tutto il settore del multiservizi, che richiede norme che tutelino il personale. La ripresa degli investimenti pubblici e la gestione di servizi pubblici essenziali non può avvenire a discapito dei dipendenti».

A proposito dell’obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi un regime obbligatorio di revisione dei prezzi, fra le cause che possono determinare questi incrementi vengono inseriti, con gli emendamenti approvati, anche i rinnovi dei contratti collettivi. Con modifiche pensate per gli enti no profit, si prevede poi che la semplificazione delle procedure sia estesa anche all’innovazione sociale e che si possano riservare quote di affidamenti agli operatori economici che hanno come principale obiettivo l’inserimento sociale e lavorativo delle persone con disabilità o in condizione di disagio.

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