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In Puglia e Basilicata

Il focus

Trapianti d’organo, Puglia da record: tutti i numeri e i dati

Donazione organi in Puglia: tutti i numeri

Nel 2021 sono stati 123 (+5,4%), 38 già nel 2022. Nove pazienti con il cuore nuovo

10 Maggio 2022

Gianpaolo Balsamo

BARI - Più che anno da record, il 2021 sarà anche ricordato come l’anno della grande solidarietà delle famiglie pugliesi visto che, nonostante la pandemia, sono stati eseguiti ben 123 trapianti d’organo dal 1 gennaio al 30 dicembre 2021. E per il 2022, considerati i numeri di questi primi tre mesi (sono stati eseguiti già 39 trapianti) la Puglia potrebbe finalmente scalare ulteriormente quella «classifica» che, per quanto riguarda donazioni e trapianti di organi, tessuti e cellule, vede purtroppo le regioni del centro-sud ancora molto indietro rispetto a quelle settentrionali anche se, in generale, nonostante le terapie intensive siano finite spesso sotto pressione durante il 2021, il numero dei prelievi di organi è tornato sopra quota 1.700, come prima del Covid. In particolare molto positivo il bilancio della Basilicata (che sale da 5,3% a 18,1%) e della Puglia e Sicilia (+5,4%).

Prof. Loreto Gesualdo, 123 trapianti di organi in un anno: un “record” per il Centro regionale del Policlinico di Bari che, dalla fondazione nel 1992, non aveva mai raggiunto questi numeri. Ecco, lei, in qualità di coordinatore del Centro Regionale Trapianti come giudica questo importante risultato?
«Il 2021, confermo, è stato un anno importante per la trapiantologia pugliese anche perché abbiamo registrato una netta riduzione della percentuale di opposizioni. Questo successo arriva in un anno particolare, difficile, di pandemia in cui per due mesi ci siamo dovuti fermare. Speriamo che questo traguardo sia di buon auspicio per questo 2022 che già è cominciato sotto i migliori auspici. Vorremmo avvicinarci ai numeri di Piemonte (qui sono effettuati 686 trapianti), Veneto (523), Emilia Romagna (486) e Toscana, realtà regionali che abbiamo come punto di riferimento. Per quanto riguarda i soli trapianti da vivente, è il Veneto a guidare la classifica nazionale (76), davanti a Emilia Romagna (64) e Lazio (46). Noi in Puglia possiamo fare di più e ci impegneremo per raggiungere risultati sempre migliori».

La Puglia testimonia ancora una volta di essere una terra di altruismo, che sa riconoscere il valore della vita e che sta dalla parte della scienza.
«Sì, confermo, un plauso per il grande spirito di solidarietà dimostrato alle famiglie pugliesi e per aver avuto il coraggio di dare l’assenso al “dono”».

In dettaglio, lo scorso anno sono stati eseguiti 38 trapianti di fegato (anche qui record assoluto in Puglia), 9 trapianti di cuore (il dato più alto degli ultimi tre anni), 40 trapianti di rene singolo, 16 di rene doppio e 20 trapianti di rene da vivente. Nei primi tre mesi di quest'anno, invece, 14 trapianti di rene singolo, 4 di rene doppio, 7 di rene da vivente, 8 di fegato e 3 di cuore.
Un record possibile anche grazie al numero in assoluto più elevato di donatori in Puglia. Sono stati 52 i donatori nella Regione, con un indice di 13,2 donatori effettivi per milione di popolazione, mentre nel 2019 erano stati 40 con un indice di 9,8 per milione di abitanti.

In Puglia così come in tutta Italia, la solidarietà è cresciuta lo scorso anno perché tutti gli operatori sanitari hanno davvero dato l’anima. Un trapianto è il frutto del lavoro di squadra dei medici visto che coinvolge molti reparti e diverse professionalità.
«Un grande lavoro - aggiunge il coordinatore del Crt Puglia - che ha sicuramente sensibilizzato i cittadini sul valore del sistema sanitario e sull’importanza di affidarsi a questo e sostenerlo. L’incremento di adesioni alla donazione nasce anche da questo spirito».

Come si arriva alla donazione e quindi al trapianto di un organo?
«La prima fase del processo che porta alla donazione è l'accertamento della morte encefalica, che parte dalla valutazione clinica di pazienti ricoverati in Terapia intensiva: i rianimatori si rendono conto dall'osservazione di una serie di parametri che si è in presenza di una morte encefalica, cioè che il paziente non ha più le funzioni cerebrali. In questa situazione, per legge, si è tenuti a convocare una commissione e, dopo le 6 ore di accertamento, si è tenuti a staccare il ventilatore in quanto il paziente viene dichiarato deceduto. In queste 6 ore, si incontrati i familiari per il colloquio: con loro si verifica se il paziente aveva espresso in vita la volontà di donare gli organi, informazione che viene fornita dal Centro regionale trapianti. Se non c'è stata una volontà esplicita in vita, il consenso verrà dato dagli aventi diritto. Una volta ottenuto consenso, il lavoro si sposta sull'idoneità degli organi e sul “mantenimento del potenziale donatore”, che non è semplice: in un paziente in cui è assente la funzione cerebrale, mantenere una perfusione valida degli organi che devono ridare la vita richiede molto impegno. Da una parte, quindi, ci sono le tante indagini per certificare l'idoneità dell'organo e dall'altra, c'è tanto lavoro in Terapia intensiva per mantenere l'organismo del donatore nelle migliori condizioni possibili».

Ma l’iter non si esaurisce così, vero?
«Una volta prelevati dalle varie equipe mediche allertate dal Centro regionale trapianti, gli organi del donatore raggiungono le loro destinazioni geografiche per essere ricevuti dai donatori per i quali, com'è facile immaginare, uscire dalla sala operatoria con un organo nuovo e funzionante equivale in tutto e per tutto a una rinascita».

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