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La strage di Andria

Scontro treni, la Procura
chiede il processo per 18

Sotto accusa anche la società Ferrotramviaria. Furono 23 le vittime,51 feriti

incidente ferroviario Bari Nord

l'immagine della tragedia

Rischi sottovalutati, violazioni di norme sulla sicurezza, registri falsificati. A causare il disastro ferroviario fra Andria e Corato che il 12 luglio 2016 provocò la morte di 23 persone e il ferimento di altri 51 passeggeri fu un errore umano che, tuttavia, si sarebbe potuto evitare eliminando il sistema del blocco telefonico su quella tratta a binario unico. Ora 18 persone fisiche e la società Ferrotramviaria rischiano un processo per i reati, a vario titolo contestati, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. La Regione Puglia ha già annunciato che si costituirà parte civile.

Quella mattina da Andria fu dato il via libera alla partenza del treno senza aspettare l’incrocio con il convoglio proveniente da Corato, la cui partenza, però, non era stata neppure comunicata. Il Tg1 nell’edizione delle 20 ha mostrato immagini esclusive del treno alla sua ultima fermata, ad Andria appunto. E si vede il capostazione che passeggia sulla banchina accanto al treno controllando che tutto sia posto e da lì a poco darà il via libera alla partenza. Un errore fatale che è costato ai due capostazione e ad un capotreno (l'altro è deceduto nell’incidente) la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Trani.

Ma le presunte responsabilità vanno ben oltre chi era in stazione o a bordo dei treni. Agli allora dirigenti di Ferrotramviaria, gli amministratori delegati Enrico Maria Pasquini e sua sorella Gloria Pasquini, il direttore generale Massimo Nitti, il direttore di esercizio Michele Ronchi e altri 6 funzionari, i magistrati contestano di non aver adeguatamente valutato i rischi, violando una serie di norme sulla sicurezza, fra direttive ministeriali ed europee, oltre al contratto di servizio per l’esercizio delle ferrovie stipolato con la Regione Puglia e non avrebbero programmato l’adeguamento tecnologico pur consapevoli che su quella linea a binario unico con il sistema del blocco telefonico, c'era una «insufficiente copertura della rete di telefonia mobile».

Fra il 2003 e il 2015 ben 20 inchieste disciplinari interne avevano rilevato «situazioni critiche e potenzialmente dannose per la sicurezza e la regolarità della circolazione ferroviaria» ma nessun provvedimento ne è mai seguito, se non dopo la tragedia.
C'è poi un livello ancora più alto di presunte responsabilità ipotizzate dai pm, quello del Ministero delle Infrastrutture: il direttore generale Virginio Di Giambattista e tre dirigenti avrebbero dovuto «compiere verifiche periodiche» e adottare "provvedimenti urgenti». Secondo la Procura di Trani, in sostanza, gli indagati avrebbero «attuato una strategia aziendale finalizzata ad accrescere gli utili» ma «non la sicurezza della circolazione», mettendo a rischio per anni migliaia di vite.

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