Il Carnevale è un intermezzo di disordine rituale in cui l’ordine consueto viene capovolto. Le regole tacciono, i volti si nascondono dietro le maschere e l’eccesso diventa linguaggio. In questo tempo sospeso l’individuo si fa altro da sé, trovando nell’anonimato una libertà effimera ma necessaria, prima che la disciplina torni a imporsi. In tale clima la musica è elemento fondamentale, perché ne esprime lo spirito più autentico: festa, libertà e rovesciamento delle regole. Non è semplice intrattenimento, ma coinvolge l’intera comunità. I ritmi vivaci e ripetitivi invitano alla danza e al canto, annullano le distanze sociali e trasformano lo spazio pubblico in luogo di condivisione. Il rumore sostituisce il silenzio, l’eccesso la misura, la maschera l’identità abituale. I canti carnevaleschi, spesso ironici e satirici, consentono di criticare potere e convenzioni in modo giocoso, offrendo una libertà espressiva temporanea ma intensa. Al tempo stesso la musica custodisce tradizioni popolari e rafforza l’identità culturale attraverso melodie e strumenti tipici. Emblematico è il samba, nell’immaginario collettivo sinonimo di Carnevale: costumi sgargianti, corpi in movimento, carri allegorici e percussioni che invadono le strade di Rio.
Tuttavia questa associazione è riduttiva. Il samba non nasce per il Carnevale né si esaurisce in esso: è una delle espressioni più profonde dell’identità brasiliana, radicata nella diaspora africana e, nel ‘900, contaminata da linguaggi come il jazz e l’hip hop. In Brasile l’incontro tra tradizioni africane, cultura europea e realtà indigena genera così un linguaggio musicale nuovo e dinamico. Il samba nasce nei quartieri popolari di Rio de Janeiro come forma di resistenza culturale, prima ancora che come intrattenimento. Le scuole di samba, con le loro batterie imponenti, trasformano il carnevale in un racconto collettivo: ogni sfilata è una narrazione storica, politica, mitologica. Artisti come Cartola, Noel Rosa, Clara Nunes, Beth Carvalho, fino a João Gilberto, Caetano Veloso e Gilberto Gil, hanno dato al samba una profondità poetica che va ben oltre la dimensione festiva.
Negli ultimi decenni, il samba ha dialogato con il rap e l’hip-hop, linguaggi urbani nati anch’essi come voce delle periferie, con artisti come Marcelo D2, Criolo e i Racionais MC’s. Questa contaminazione non è un tradimento, ma una prosecuzione coerente dello spirito carnascialesco: il carnevale, infatti, non è mai statico. È un organismo vivo che assorbe il presente. L’hip-hop porta nel carnevale la parola ritmica, la denuncia sociale, il racconto dell’oggi, rinnovando il patto tra musica e realtà. Il Carnevale cambia anima musicale a seconda del posto e assume forme diverse mantenendo una costante: la centralità del suono. A New Orleans, il carnevale è il più musicale del mondo, il Mardi Gras vibra di jazz, brass band e funk: da Louis Armstrong fino alle marching band contemporanee, la musica diventa memoria storica e festa insieme anche in compagnia di noti artisti americani. Nei paesi caraibici come Trinidad e Tobago, invece, a dominare sono il calypso e la soca, generi che mescolano ironia, politica e danza.
Non meno importante è il Carnevale che si celebra nei paesi dell’America meridionale, a iniziare da quello ancestrale e tribale che si consuma a Barranquilla, in Colombia, con le danze tradizionali come cumbia e mapalé. In Bolivia e in Perù sono molto presenti diablada e morenada, balli tradizionali che si nutrono di musica andina con fiati e percussioni. Nel Carnevale c’è anche una forte componente africana. A Capo Verde centrali sono Morna e Coladeira, i due generi musicali e di danza tradizionali più rappresentativi, mentre in Nigeria e in Ghana la tradizione è fortemente presente con generi musicali quali Highlife e Afrobeats.
In questa carrellata non poteva a mancare l’Europa. A Cadice (Spagna), uno dei più antichi e popolari al mondo, fanno da padrone Chirigotas e Comparsas, due gruppi principali che compongono l’anima musicale e satirica del famoso Carnevale spagnolo. Il Carnevale di Basilea, Svizzera, si basa sul Guggenmusik, stile musicale carnevalesco di bande di fiati volutamente “stonate”, che suonano brani pop-rock, marce e valzer in modo volutamente grezzo. Dulcis in fundo l’Italia che propone piazza in lungo e in largo per tutto il Paese, Isole comprese. Tra i tanti ricordiamo quello di Venezia, con musica barocca e rinascimentale, immersa in una eleganza teatrale quasi sospesa nel tempo. Importante è anche il “nostro” di Putignano (Puglia): uno dei più antichi d’Europa (dal 1394) e il più lungo d’Italia, noto per i maestosi carri allegorici e musica popolare. Infine, Viareggio (Toscana): celebre per i carri allegorici di cartapesta, che sfilano portando satira politica e sociale. In tutti questi contesti, la musica del Carnevale è sempre un linguaggio del corpo, ma anche un discorso sul mondo.
Dal samba all’hip-hop, dalle maschere veneziane alle parate caraibiche, il carnevale continua a ricordarci che la musica non è solo ornamento della festa, ma il suo principio vitale: una forma di pensiero che passa attraverso il ritmo, capace di unire carne e intelletto, istinto e cultura, memoria e presente.








