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All’età di 73 anni

Morto il medioevalista
Raffaele Licinio

raffaele Licinio

Si è spento ieri a Foggia all’età di 73 anni Raffaele Licinio, medievista a lungo in cattedra nell’Università «Aldo Moro» di Bari. Era nato nel 1945 a Bari-Ceglie del Campo. È stato un protagonista del Sessantotto pugliese e negli anni Settanta un dirigente del Partito comunista italiano (segretario della sezione «Eugenio Curiel» di Bari). Oggi alle 15.30 l’ultimo saluto nell’auditorium «Santa Chiara» a Foggia.

di Pietro Sisto

Si è spento all’età di 73 anni Raffaele Licinio uno dei più apprezzati e stimati docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia e della scuola medievistica di Bari. Allievo di Giosuè Musca, ordinario di Storia medievale, ha anche insegnato negli ultimi anni nell’Università di Foggia, distinguendosi non solo per il rigore scientifico dei suoi numerosi studi, ma anche per una continua opera di divulgazione tra i giovani e gli studenti nonché per una non comune attenzione agli aspetti più propriamente didattici della disciplina. Direttore per diversi anni del Centro di Studi Normanno-Svevi, è stato anche organizzatore delle «Giornate normanno-sveve» destinate a diventare un’importante occasione di incontro e di riflessione tra studiosi italiani e stranieri su un periodo così importante e decisivo per la storia della Puglia e dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

Animatore e fondatore della scuola di perfezionamento in «Storia del Mezzogiorno medievale» e in «Cinema e Storia» e della Scuola Laboratorio di Medievistica di Troia (Foggia) fece parte della redazione della rivista «Quaderni medievali» diretta da Giosuè Musca e pubblicata dalle Edizioni Dedalo per le quali svolse anche una preziosa attività di consulenza e collaborazione redazionale.

Al suo interesse per gli orientamenti allora più attuali e stimolanti che provenivano soprattutto dalla Francia e dalla Scuola delle Annales si deve tra l’altro l’edizione italiana per la casa editrice allora diretta da Raimondo Coga di un importante testo di quella straordinaria stagione di studi come il volume Per una storia delle malattie di J. Le Goff e J.Ch. Sournia (insieme a F. Porsia 1986).

Sulla base delle più accreditate metodologie della storiografia italiana ed europea ha sempre rivolto la sua attenzione soprattutto ai rapporti sociali e alle tecniche produttive, all’assetto del territorio e alle istituzioni politico-amministrative del Mezzogiorno bassomedievale, con una appassionata attenzione alla Puglia e all’Italia meridionale. Tra i suoi interessi più specifici e ricorrenti quelli dedicati al sistema castellare, alla figura e all’opera di Federico II nonché all’importante ruolo ricoperto dagli ordini cavallereschi; tra i testi più importanti Uomini e terre nella Puglia medievale. Dagli Svevi agli Aragonesi (Edizioni dal Sud 2009), Castelli medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo I d’Angiò (Caratteri mobili 2010), Il naso del templare. Sei saggi storici su templari, corsari, viaggiatori, mastri massari e monstra medievali (insieme a Franco Cardini, Caratteri mobili 2012) e Uomini terre e lavoro nel Mezzogiorno medievale (Istituto Storico Italiano per il Medioevo 2017).

Quanto mai utile per comprendere il suo metodo di studio e la sua passione per la Puglia e l’imperatore svevo il volume Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II (Ed. dal Sud 2001) che ancora oggi appare non solo come una sorta di «manuale di resistenza» contro il «diluvio» della divulgazione storico-esoterica di cui il maniero è stato oggetto negli ultimi decenni da parte di storici più o meno accreditati e attendibili, di teorie più o meno incongrue e improbabili, ma come uno studio che evidenzia l’originaria identità e la straordinaria complessità di un castello medievale dalle molteplici funzioni: da lui coraggiosamente spogliato dei misteri e degli enigmi neo-templari ed efficacemente, persuasivamente inserito all’interno di un preciso «sistema castellare» che l’imperatore ideò allora per controllare il territorio pugliese e poi per «stupire il mondo».

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