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operazione noe

San Severo, 500 tonnellate rifiuti
bruciati nelle campagne
arrestato imprenditore

traffico rifiuti

BARI - Avrebbe smaltito illecitamente in pochi mesi, bruciandole, circa 500 tonnellate di rifiuti speciali: per lo più materiale plastico ed indifferenziato, proveniente dalla raccolta differenziata dei comuni del capoluogo dauno. A capo di questo presunto traffico organizzato di rifiuti c'era, secondo la Dda di Bari, l’imprenditore 41enne di San Severo (Foggia) Roberto Marino, amministratore delle società 'Autotrasporti Marino Robertò e 'Marino Srl' specializzate in trasporto e stoccaggio di rifiuti speciali.

I carabinieri del Noe di Bari e i militari del Comando provinciale di Foggia hanno notificato oggi all’indagato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere oltre a decreti di sequestri preventivi per complessivi 1,5 milioni di euro che riguardano beni personali e aziendali. Nel provvedimento d’arresto, il gip del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia parla di «apparato collaudato» nella gestione illecita dei rifiuti. Il vasto territorio interessato dallo smaltimento illecito (Foggia, San Severo, Apricena, Serracapriola, Poggio Imperiale e Carpino) sarebbe inoltre, scrive il gip, "sintomatico del carattere tentacolare della stessa" organizzazione. Nell’inchiesta ci sono infatti altri sette indagati a piede libero, fra collaboratori dell’imprenditore e braccianti agricoli proprietari dei terreni.

Marino ha precedenti penali per reati contro il patrimonio, droga e truffa, lesioni e minacce, oltre che reati ambientali specifici legati proprio alla gestione dei rifiuti.

I fatti contestati nell’indagine 'Black Firè del Noe, coordinata dal pm della Dda di Bari Renato Nitti, si riferiscono al periodo compreso fra ottobre 2016 e gennaio 2017. Gli accertamenti dei Carabinieri si sono svolti con servizi di osservazione (videoriprese effettuate a distanza mediante telecamere ad infrarossi), acquisizioni documentali e consulenze ambientali e hanno consentito di ricostruire il presunto traffico.

In 20 episodi documentati nei quattro mesi di indagini, è stato accertato che quei rifiuti (carta, imballaggi di vetro, pannolini, apparecchi domestici, plastica, legno, imbottiture di sedili in poliuretano espanso) invece di essere conferiti presso i siti di smaltimento, venivano trasportati di notte su terreni agricoli e dati immediatamente alle fiamme, oppure trasportati e stoccati per qualche settimana presso capannoni nella disponibilità degli indagati e, in alcuni casi, occupati abusivamente perché abbandonati. Altre sette persone, tra cui alcuni proprietari di suoli, risultano indagate a piede libero.

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