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le indagini partite dal Centro per rifugiati di Brindisi

Terrorismo, arrestato un congolese
Espulso dall'Italia un marocchino
legami con attentatore di Berlino

Terrorismo, un arresto in Germania Espulso dall'Italia un marocchino legami con attentatore di Berlino

Il marocchino Amri Soufiane

BRINDISI - Pronti a morire. Con i cellulari zeppi di immagini raccapriccianti: esecuzioni, decapitazioni, filmati di azioni militari dell’Isis. In transito per l’Italia con l’intento di raggiungere la Turchia dove avrebbero forse realizzato attentati, in particolare a Istanbul, o di proseguire in Siria per prendere parte agli scenari di guerra. Sono le caratteristiche estremamente offensive di una cellula salafita composta da 11 persone (in gran parte già arrestate in Germania) individuata dalla Digos di Brindisi. Uno dei componenti, Lutumba Nkanga, 27 anni, è stato sottoposto a fermo proprio a Brindisi lo scorso 2 gennaio. Si trovava in Italia con un’altra persona, un marocchino, Soufiane Amri, residente a Berlino, espulso dal territorio italiano e rimandato in Germania e ritenuto vicino ad Anis Amri, l’autore dell’attentato nella capitale tedesca del 19 dicembre scorso. La Digos di Brindisi ha operato con il supporto dell’Ucigos e con il coordinamento dei pm Alessio Coccioli e Guglielmo Cataldi della Dda di Lecce.

Le indagini sul conto del congolese sono iniziate il 24 dicembre 2016. L’uomo si trovava al Cie di Restinco dagli inizi dello stesso mese, ma la sua presenza non aveva destato particolare attenzione fino a quel momento. Dopo i fatti di Berlino tutte le intelligence d’Europa hanno iniziato a cooperare. A Brindisi l’intuizione, che ha fatto scattare gli approfondimenti: Nkanga viene interrogato, sul suo cellulare vengono trovati video di decapitazioni e di esecuzioni, azioni militari compiute dall’Isis in scenari di guerra, materiale ritenuto originale e non scaricato da internet. Dagli accertamenti eseguiti è emerso che Nkanga era entrato in Italia tra il 2 e il 3 dicembre 2016 insieme a Soufiane Amri, risultato uno dei responsabili della moschea berlinese Fussilet 33, poi chiusa in seguito a indagini sul terrorismo islamico a cui ha contribuito proprio la polizia italiana. Due le rogatorie internazionali aperte, in seguito alle quali il 31 gennaio le autorità tedesche hanno smantellato con arresti la cellula salafita. Tra gli arrestati proprio lui Soufiane Amri, già espulso dall’Italia.

Proprio per consentire di proseguire negli accertamenti, l'operazione condotta a Brindisi è stata tenuta sotto il più stretto riserbo fino a oggi. Dalle indagini della Polizia è emerso che i due, Nkanga e Amri, avevano fatto tappa a Roma, poi si erano recati ad Ancona con l’intento di imbarcarsi per Patrasso. Nel viaggio hanno cambiato diversi hotel, sostituito schede cellulari e hanno comunicato agganciandosi a wi-fi liberi, alternando i programmi di messaggeria utilizzati. Le comunicazioni sono state recuperate in seguito dagli uomini della Digos. I due, secondo quanto accertato, volevano raggiungere la Turchia, poi forse la Siria. A fermarli è stato lo sciopero dei traghetti per la Grecia: i controlli eseguiti hanno fatto emergere anomalie nei documenti. Secondo quanto contestato, la partecipazione all’associazione sovranazionale chiamata 'Islamic Statè sarebbe stata finalizzata a 'compiere attentati in Turchia, e specificatamente a Istanbul città, verso la quale iniziava il viaggio attraverso l’Italià. Ma anche a 'trasferire in Turchia, denaro e dati per la realizzazione di documenti falsi e necessari per rendere sicura la circolazione transnazionale di sodali ricercati o comunque segnalatì.

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