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il caso

Quattro anni di insegnamento
neanche un contributo trovato

inps

di LIA MINTRONE

BARI - Siete docenti nella scuola e per caso avete insegnato nella provincia di Milano, con supplenze brevi o incarichi annuali, tra il 1975 e il 1989? Siete prossimi alla pensione e state per stappare lo champagne? Bene, prima di stappare, correte subito a controllare i vostri contributi previdenziali . Potreste non trovarli e, come ben si sa, niente contributi, addio pensione.
La scoperta, fatta un paio di anni fa nell’hinterland milanese ma passata in sordina, fu sollevata da alcuni insegnanti. Dei loro contributi, nei terminali dell’Inps, non c’era traccia. Ma come era prevedibile, sono stati tanti anche i docenti pugliesi che in quegli anni lasciarono i loro paesi d’origine per andare a muovere i primi passi nella scuola nella lontana Milano. È il caso di Anna Angione di Molfetta, classe 1956, in servizio nella provincia di Milano dal 1980 al 1984, ed oggi professoressa di ruolo di Educazione Fisica in una scuola molfettese.

A raccontarci la sua storia è l’avvocato Carlo Caradonna, suo marito, l’uomo che ha dovuto trascinare l’Inps in tribunale per avere giustizia. «Gli insegnanti raramente vanno a controllare la propria contribuzione - racconta l’avvocato -. In genere accade quando si è vicini alla pensione e si fa richiesta all’Inps del proprio prospetto contributivo per fare un conteggio degli anni che mancano al traguardo. In quell’occasione mia moglie ha scoperto che dei quattro anni in cui aveva insegnato in scuole della provincia di milanese non c’era traccia di contributi. Il caos è stato totale, abbiamo cercato le scuole dell’epoca che, fortunatamente, ci hanno inviato il certificato di servizio e di nomina attraverso il modello O1M, un modello particolare in cui si attestava che i dirigenti scolastici avevano versato regolarmente i contributi previdenziali alla docente».

Da quel momento per la professoressa Angione inizia un balletto burocratico. Prova a fare un ricorso all’Inps prima amministrativo e poi telematico, ma viene ignorata. A quel punto marito e moglie decidono di trascinare in tribunale l’Istituto nazionale di previdenza. E a gennaio scorso, il giudice Floriana Di Benedetto del Tribunale di Trani, Sezione Lavoro, emette sentenza condannando l’Inps a pagare alla professoressa Angione i contributi di quattro anni mai versati. «Entro giugno, l’Inps potrebbe decidere se ricorrere in appello, anche se in primo grado non si è presentato nessuno in aula - ci ha riferito l’avvocato Caradonna -. Il vero problema, dai contorni non solo locali ma nazionali, è che molti insegnanti prossimi alla pensione, che hanno prestato servizio in quegli anni nella provincia di Milano, siano ancora all’oscuro di quanto potrebbe accadergli e che potrebbero accorgersene tardi. Cosa rischiano? O di dover pagarsi i contributi di tasca propria per non saltare il giro o di dover continuare a lavorare ingiustamente per altri anni ancora».

Magari a qualcuno, in questo istante, si sta accedendo una lampadina. La sentenza del Tribunale di Trani potrebbe rappresentare un precedente importante per altri docenti che dovessero trovarsi nella stessa condizione. Di questi tempi in cui le pensioni, per molti, sono una chimera, rischiare di doverci rimettere denaro di tasca propria sarebbe la beffa oltre al danno. 

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