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di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - La produzione di rifiuti solidi urbani è in costante calo, forse anche per effetto della crisi economica. Ma nel nuovo piano regionale la Puglia dovrà fare di più, e molto, per rispettare i parametri nazionali ed europei: utilizza ancora troppo le discariche, non ha rispettato i suoi stessi obiettivi di raccolta differenziata (è al 35%, dovrebbe essere al 65%), presenta un grave deficit impiantistico soprattutto per quanto riguarda le discariche pubbliche e il compostaggio. E dovrà aumentare di 70.000 tonnellate l’anno la capacità degli inceneritori, perché altrimenti potrebbe scattare il commissariamento statale.
Questo è il quadro in cui il capo del dipartimento Ambiente, Barbara Valenzano, e il commissario dell’Agenzia rifiuti, Gianfranco Grandaliano, si muovono per predisporre le modifiche al piano regionale approvato da Vendola. Nei prossimi giorni sarà predisposto il documento di scoping, che costituisce la fase preliminare del lavoro, in cui sono contenuti i dati. Le criticità del sistema pugliese sono note da tempo, a partire dal fatto che nessuna provincia è autonoma nella gestione del ciclo: per questo è stata effettuata la ricognizione dei flussi, che mostra da dove partono (e dove vanno a finire) i rifiuti solidi urbani. Ed è stata anche effettuata una valutazione, ancora preliminare e relativa al 2015, del costo medio per lo smaltimento dei rifiuti (circa 178 euro per abitante l’anno), con enorme variabilità da un punto all’altro della Puglia. La rilevazione preliminare sul 2016 ha fatto emergere aumenti sensibili, anche nell’ordine del 70%, che riflettono la situazione in atto con la chiusura e il sequestro di numerosi impianti di smaltimento.

L’obiettivo è fare presto, perché l’Agenzia regionale dovrà tra l’altro tenere sott’occhio le tariffe. Ma non può farlo efficacemente se gli impianti non ci sono, e se è necessario andare fuori regione i costi aumentano fatalmente. Il monitoraggio ha fatto emergere, ma anche questo era noto, la mappa di tutti gli impianti già autorizzati ma non realizzati: per il compostaggio, a fronte dei 7 impianti in esercizio, ce ne sono 11 in rampa di lancio che potrebbero garantire una capacità di trattamento pari a 440mila tonnellate l’anno, superiore a quella attualmente disponibile e sufficiente a risolvere l’attuale situazione di emergenza (la Bat e alcuni ambiti territoriali del Barese ne sono attualmente sprovvisti, e devono far fronte al problema con costi enormi di trasporto). Problema simile per il Cdr (il combustibile da rifiuto, cioè il residuo solido che viene destinato all’incenerimento): il piano Vendola prevede un impianto per provincia, ma la Bat ne è sprovvista e quelli disponibili non coprono il fabbisogno.

La novità è che l’aggiornamento del piano dei rifiuti andrà di pari passo con la proposta di legge sull’economia circolare. È lo strumento complementare con cui si tenterà di ridurre in maniera considerevole il ricorso alla discarica, attraverso il riciclo spinto (fino al 90%) dei materiali che finiscono nei cassonetti. I due strumenti (la legge e il piano) sono ovviamente complementari, e costituiscono una scommessa: nessuna Regione italiana, finora, ha mai tentato niente di simile.

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