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dai 600 ai 2mila euro al mese

Pizzo a negozianti Bari
«Tassa sovranità ai clan»

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BARI - Avrebbero imposto il pizzo ai commercianti del quartiere Libertà di Bari, definendolo «tassa di sovranità», per almeno due anni - dal 2014 al 2016 - facendosi consegnare dai 600 euro mensili ai 2mila euro nel periodo natalizio. Per i reati, a vario titolo contestati, di estorsione continuata in concorso e furto continuato in concorso con l’aggravante del metodo mafioso, la Squadra Mobile della Questura di Bari ha arrestato, su disposizione della locale Dda, cinque pregiudicati ritenuti vicini al clan Strisciuglio.

Stando alle indagini della Polizia, coordinate dai pm Giuseppe Gatti e Patrizia Rautiis, il gruppo criminale sarebbe stato guidato da Domenico Remini, già in carcere per l’omicidio del pregiudicato Luigi Luisi, e ritenuto dagli inquirenti il referente del clan per le estorsioni ai commercianti del quartiere Libertà.

Le indagini, iniziate nell’ottobre 2016, hanno documentato 3 episodi di estorsioni commessi ai danni di altrettanti negozi di generi alimentari. Le richieste estorsive sarebbero consistite in somme di denaro, «un contributo per gli amici detenuti" dicevano gli indagati, e prodotti alimentari. Alle richieste di denaro sarebbero seguite minacce di ritorsioni in caso di mancati pagamenti, anche ai danni dei familiari dei commercianti. In un caso, quando una delle vittime si sarebbe rifiutata di pagare per difficoltà economiche, il clan lo avrebbe punito con un furto nel suo negozio.

A supportare le indagini, oltre alle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia uno dei quali, Antonio Sportelli, si è autoaccusato di alcune estorsioni, ci sono anche le testimonianze delle presunte vittime. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Bari Francesco Agnino è stata notificata, oltre a Domenico Remini, a suo fratello Gaetano e ai pregiudicati Mauro Losacco, Antonio Monno e Antonio Patruno

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