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Melfi

Fca, 3 domeniche di stop
per oltre 6 mila addetti

Fca, 3 domeniche di stop per oltre 6 mila addetti

31 Gennaio 2017

Francesco Russo

MELFI - Tre domeniche di stop produttivo sono state annunciate ieri dalla direzione aziendale della Fca di Melfi. Il segnale non è certamente incoraggiante, anche perché la sospensione delle attività - che negli ultimi mesi aveva riguardato solo la vecchia linea Punto - questa volta andrà ad interessare i modelli Suv. La cassa integrazione ordinaria sarà applicata dalle ore 22 del 25 febbraio alle 6 del 27, dalle 22 del 4 marzo alle ore 6 del 6 marzo e dalle 14 dell’11 marzo alle 6 del 13. La Uilm fa sapere che «la causa di tali sospensioni è data dalla necessità di adeguare i flussi produttivi delle vetture Jeep Renegade e Fiat 500X alla temporanea contrazione della diretta domanda di mercato. La sospensione dell’attività riguarderà tutto il personale (6322 lavoratori) addetto e collegato al ciclo produttivo dei modelli in questione». Sempre secondo la Uilm «il ricorso alla cassa integrazione ordinaria anche sui modelli Jeep Renegade e Fiat 500X rende non rinviabile un confronto con Fca. E’ necessario in primis, come sosteniamo da mesi, che la Punto venga sostituita da un nuovo modello Jeep che dia più stabilità e certezza a livello occupazionale anche per le giovani generazioni che si sono affacciate in Fca e per tutto l’indotto di Melfi».

«Siamo preoccupati, ma non allarmati. E’ chiaro, a questo punto, che vogliamo chiarezza», sostiene il segretario regionale della Fim-Cisl, Gerardo Evangelista. «La notizia - prosegue - ci ha colto di sorpresa. Di sicuro è un campanello d’allarme e per questo è necessario un confronto con l’azienda per capire cosa sia successo realmente. Siamo convinti che non ci saranno grossi problemi, ma dobbiamo conoscere il vero punto di debolezza». Sulla questione interviene anche il consigliere regionale Giannino Romaniello «non è un segnale positivo - dice - non solo per i lavoratori, ma per tutti i cittadini lucani e non solo. Infatti, sono appena trascorsi circa due anni dall’assunzione di circa 1700 lavoratori con lo Jobs Act e quindi con il consistente contributo dello stato, e la Fiat già scarica sulla collettività i costi della fermata a seguito della diminuzione delle vendite».

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