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BARI - Il ministero dello Sviluppo economico è chiamato a valutare l’offerta per l’acquisizione di Casa Divina Provvidenza presentata da due imprenditori foggiani. Il tavolo convocato domani a Roma servirà a discutere anche con i sindacati i dettagli del piano che la società Universo Salute ha presentato al commissario dell’ente ecclesiastico, Bartolomeo Cozzoli. Ma la Regione appare molto scettica e si candida a subentrare: «Il Don Uva - dice il presidente Michele Emiliano - interessa a noi».

L’ente ecclesiastico, sottoposto all’amministrazione straordinaria, è gravato da circa 500 milioni di debiti. Il suo tesoretto è l’accreditamento con il sistema sanitario regionale della Puglia (per le sedi di Bisceglie e Foggia) e della Basilicata (Potenza), in cui si sommano l’assistenza ai pazienti ortofrenici, la riabilitazione funzionale «ex articolo 26» e quella dei malati di Alzheimer, le ultime due con una golosa tariffa pari a 246 euro al giorno, a carico delle casse pubbliche.

Alla Puglia il sistema Don Uva costa poco più di 40 milioni di euro l’anno, a fronte di un tetto di spesa teorico che si avvicina a 60. Lo stesso commissario Cozzoli, nei mesi scorsi, ha tentato invano di ottenere l’adeguamento delle tariffe per gli ortofrenici (ex pazienti psichiatrici, ospiti a vita, che hanno esigenze di tipo sociale più che sanitario) oggi fissate a 105 euro al giorno.

La Regione teme che il passaggio a un privato possa far esplodere il costo delle prestazioni, attraverso la saturazione dei tetti di spesa e con il «ricatto» della salvaguardia occupazionale: le inchieste giudiziarie sul Don Uva hanno fatto emergere anche il sovradimensionamento, a volte doloso, degli organici. Su questo il commissario Cozzoli è in parte intervenuto, anche a costo dello scontro fisico con alcuni rappresentanti sindacati.

Ci sono poi i dubbi sulla sostenibilità dell’offerta. Universo Salute fa capo per il 56% alla Case di Cura riunite di Paolo Telesforo (che ne è presidente) e per il 30% alla coop Tre Fiammelle di Michele D’Alba (amministratore delegato), già coinvolto nelle indagini per la sanitopoli pugliese, a giudizio per corruzione a Pescara (a fine mese) in una storia di esami universitari truccati. Universo Salute ha un capitale sociale di appena 400mila euro, anche se i due soci principali espongono fatturati che si avvicinano (non superano) quello del Don Uva (circa 70 milioni). Ecco perché il Comitato di sorveglianza ministeriale sull’amministrazione straordinaria ha chiesto tutte le garanzie, comprese quelle bancarie: visto quanto accaduto in casi simili, è certo che l’offerta verrà approfondita al massimo ed è molto difficile che l’operazione si chiuda domani. Sulla cordata foggiana, del resto, si sono espressi in termini dubitativi tutti i sindacati ad esclusione dell’Usppi.

La Regione per il momento resta a guardare, come ha fatto finora ritenendo di non intervenire. Ma potrebbe farlo all’indomani del tavolo romano con una proposta di acquisizione del compendio aziendale: piuttosto che lasciare ai privati la possibilità di un business sul patrimonio edilizio dell’ente ecclesiastico (il complesso di Bisceglie), la Regione potrebbe infatti valorizzarlo nell’ambito della realizzazione del nuovo ospedale della Bat. Dovrà, però, risolvere il nodo del personale, che non può essere assunto direttamente: l’idea è passare attraverso le societa in-house delle Asl.

«Vogliamo vedere le carte, e dopo decideremo a tutela dell'istituzione, dei lavoratori e del diritto alla salute», avverte Massimo Mincuzzi della Fials, il sindacato maggiormente rappresentativo. «L’idea di acquisire il Don Uva da parte della Regione - ricorda Mincuzzi - è stata lanciata da Emiliano durante il nostro ultimo convegno nazionale di Bari. Se si dimostrerà percorribile, non può che farci piacere».

m.s.

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