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«Tu non conosci il Sud» nelle contraddizioni c'è già il futuro di tutti

Un affollato dibattito con Iarussi, Lagioia e Laterza sulla terrazza di Santa Teresa di Maschi, che così «rinasce» dopo cinque anni

«Tu non conosci il Sud» nelle contraddizioni c'è già il futuro di tutti

Livio Costarella

«Non è più possibile partire dal reale e fabbricare l’irreale. Il processo sarà piuttosto l’inverso». Se la profezia del filosofo francese Jean Baudrillard (1929-2007) è sempre più sotto i nostri occhi, le «cartoline dall’irrealtà» regalateci dal primo dei tre appuntamenti di «Tu non conosci il Sud – E la chiamano estate», hanno fatto centro proprio in quella direzione. A darne forma, sostanza, racconto e approfondimento, con il Sud in primo piano, sono stati lo scrittore Nicola Lagioia, l’editore Alessandro Laterza e il giornalista e saggista Oscar Iarussi.

Sulla terrazza barese di Santa Teresa dei Maschi, riaperta dopo cinque anni e riempita da un pubblico foltissimo, si è svolto il primo degli incontri estivi organizzati dalla neonata associazione «Tu non conosci il Sud», in collaborazione con la libreria Laterza e l’associazione «Veluvre – Visioni Culturali» (prossimo appuntamento l’8 agosto a «Il Melograno» di Monopoli, con Sergio Rubini e Iarussi, info su tunonconoscilsud.it).

«Un luogo comune dice che il Sud è senza voce – ha esordito Laterza -, ma forse dovremmo ricordarci la strabiliante ricchezza prodotta negli ultimi anni. I grandi successi letterari di Gianrico Carofiglio e Lagioia, le grandi star musicali, la Notte della Taranta, oltre ai simboli culturali delle altre regioni del Sud. Ma perché a tutto ciò non corrisponde l’altrettanta capacità di rappresentarsi a livello politico ed economico?».

«È vero – gli risponde il barese Lagioia, che fa iniziare il Sud da Roma, dove vive da tempo -, eppure il Sud è rappresentativo perché è “la parte per il tutto” in cui le contraddizioni esplodono. I luoghi che non sono il centro del potere riescono a raccontarci meglio la realtà. Forse non è detto che le grandi risposte culturali debbano arrivare dalle zone più ricche del Paese. Forse il centro d’Europa, oggi, è Lampedusa».

Iarussi ha posto poi un punto esclamativo sulla questione, citando diverse «cartoline dall’irrealtà» e le cifre dell’ultimo rapporto Svimez 2016, positive per il Sud, ma poco convincenti nella sproporzione di crescita tra alcune regioni. «L’universo simbolico – ha spiegato - va al di là della produzione culturale e moltiplica l’irrealtà in un contesto seriale. Prendiamo il caso di Gomorra, da romanzo a film, da serie tv a videogioco. Siamo in Gomorraland, una specie di gioco di società in cui i criminali rischiano di diventare dei modelli». Senza dimenticare la sconcertante visione di molti intellettuali del disastro ferroviario tra Andria e Corato, o «la guerra di camarille», politica e istituzionale, che si sta svolgendo attorno a Matera, Capitale europea della cultura 2019.

Nel citare infine il «pensiero meridiano» di Franco Cassano, l’esodo come stigma del secolo scorso e di quello attuale, le primavere interrotte di molte Regioni del Sud Italia, Iarussi vede nel Mediterraneo la nostra speranza. «Dobbiamo essere consapevoli che siamo il centro dell’Occidente, il palcoscenico, per dirla con Pavese, dove si recita prima che altrove ciò che accadrà. Siamo un avamposto della postmodernità, non un residuo della tradizione. Siamo il futuro».

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