Giovedì 21 Febbraio 2019 | 13:30

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Potenza

Lesioni a pazienti
bufera al Don Uva

Sospesi il direttore sanitario e tre dipendenti

Lesioni a pazienti  bufera al Don Uva

di Giovanni Rivelli

POTENZA - Il «Don Uva» di Potenza finisce nella bufera. Con una decisione del Commissario straordinario che gestisce le attività della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, Bartolo Cozzoli, sono stati sospesi dal servizio il direttore sanitario Enzo Mori, due educatori, Nicola Valanzano e Lina Potenza, e un operatore socio sanitario, Franco Faticato.

La decisione, assunta lo scorso sabato, fa seguito a un accesso dei carabinieri del Nas nella struttura nel corso della quale sarebbero state riscontrate delle lesioni su un paziente. E la cosa avrebbe origine nei giorni precedenti anche se l’esatta collocazione della vicenda sarebbe «la chiave» per dare contorni certi alla vicenda.

Proprio per questo ieri il commissario Bartolo Cozzoli ha mandato nella struttura potentina alcuni propri incaricati, tra cui un medico legale, con il compito di prendere visione della ferita e chiarirne l’origine.

Il tutto, a quanto filtra dalla rete di riservatezza istituzionale (del Nas) e aziendale (chiesta dal commissario) si giocherebbe nel giro di 4 giorni, vale a dire tra il 4 febbraio e l’8 febbraio. Il quattro, giovedì grasso, in uno dei reparti della struttura sarebbe stata organizzata una festicciola di carnevale ma, nel mentre, ci sarebbe stato un diverbio tra due pazienti sedato dall’intervento di alcuni operatori presenti. Uno dei due pazienti sarebbe stato successivamente visto nei corridoi sporco di sangue e sarebbe stato affidato agli infermieri del reparto perché lo ripulissero. La relazione sull’accaduto parlerebbe genericamente di «lesioni» senza indicare se, ad esempio, si trattava di graffi o ferite lacero-contuse.

Il giorno 8, invece, il paziente finisce dal medico i guardia che gli sutura una ferita sopra un occhio. Un incidente, stando alle spiegazioni, per il quale si segue la corretta via del ricorso al medico e della segnalazione. Poi dopo due giorni, esattamente il 10, nella struttura arrivano i Nas che verificano la situazione. E sabato 13 giunge la decisione del commissario di sospensione dei quattro dipendenti.

Un provvedimento interno, a quanto si è saputo, assunto in via cautelare nelle more di appurare quanto si è verificato. E, sempre stando alle indiscrezioni, si tratterebbe di un provvedimento legato alle modalità di «gestione» del caso, vale a dire di corretta reportistica delle cose che sono successe in quei quattro giorni. Per questo i provvedimenti sarebbero stati adottati a carico di chi ha assistito ai fatti e di chi ne ha fatto relazione.

Una sorta di «prevenzione», insomma, a tutela dei pazienti della struttura che sono soggetti deboli. Perché le procedure da seguire sono tali che episodi di questo tipo debbano essere comunque oggetto di verifiche che escludano possibili distorisioni.

Distorsioni che, è bene ribadirlo, al momento non ci sono elementi per ipotizzare ci siano state, ma anche per questo la struttura avrebbe avviato accertamenti in proprio con una inchiesta interna ancor prima che ci siano esiti di eventuali attività dei Nas.

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