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Il caso

Sud-Est, la norma per beffare i creditori

La ferrovia sull'orlo del crac. Emendamento al Milleproroghe: «Niente pignoramenti per 4 mesi»

di Massimiliano Scagliarini

BARI - I primi 45 giorni di commissariamento non hanno portato alcun risultato pratico. E per correre ai ripari, il ministero delle Infrastrutture ha scelto la strada della norma ad personam. Anzi, ad administrazionem: nel decreto Milleproroghe approvato l’altra sera alla Camera è infatti spuntato un emendamento a favore delle Ferrovie Sud-Est: un mese in più di tempo per l’approvazione del piano industriale, e quattro mesi di «protezione» dai pignoramenti effettuati dai creditori.

Lo scopo della normetta, presentata dal relatore del Milleproroghe (dunque di iniziativa governativa), è ovvio: la Sud-Est oggi non può incassare i 70 milioni di finanziamento straordinario previsti nella legge di Stabilità perché presso il ministero, la Regione e le banche sono pendenti numerose azioni esecutive. E dunque, per saltare il problema il governo manomette per decreto il codice civile e concede ad una società pubblica un protezione dai creditori che normalmente spetta solo a chi è assoggettato a procedure fallimentari.

Era stato del resto lo stesso commissario Andrea Viero a chiedere l’intervento del ministro Graziano Delrio, cui ha anche fatto presente che i 70 milioni rischiano di non bastare. I debiti sono ufficialmente a quota 310 milioni di euro, ma alla fine della verifica affidata ai consulenti della Deloitte la cifra potrebbe essere ancora più alta: ecco perché Viero vorrebbe ottenere almeno altri 58 milioni. La sterilizzazione dei pignoramenti serve invece a costringere i creditori (alcuni dei quali, peraltro, coinvolti in procedimenti penali in cui si ipotizza anche la truffa allo Stato) ad accettare una trattativa: per i prossimi 4 mesi gli sarà anche impedito di presentare istanza di fallimento.

La norma (il Milleproroghe dovrà essere convertito dal Senato) prevede infatti che fino a fine aprile «non è possibile intraprendere azioni esecutive, anche concorsuali» nei confronti della Fse, e che «i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolano gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalità istituzionali della società». Insomma, i 70 milioni potranno passare sui conti correnti senza essere toccati.

È chiaro che la norma, scritta così, potrebbe avere seri problemi di costituzionalità, ma visto che la durata è di appena 4 mesi il rischio non esiste (è impossibile arrivare alla Consulta in un tempo così breve). Si tratta dunque di un regalo in piena regola, fatto per non ricorrere alla procedura prevista dalla legge (la ristrutturazione del debito o il concordato fallimentare) che avrebbe fornito lo stesso identico risultato e che è stata attuata dal ministero delle Infrastrutture in altri casi di ferrovie ex concesse (Calabria).

C’è poi, come detto, la proroga del termine per presentare il piano industriale che passa da 90 a 120 giorni: tre giorni fa l’assessore regionale ai Trasporti, Gianni Giannini, lo aveva definito «imminente», ma a quanto pare Fse ha appena affidato l’incarico di redigere il documento ad alcuni consulenti esterni, quindi non avrebbe potuto arrivare al traguardo entro marzo. Il piano industriale dovrebbe fornire indicazioni su come riportare in bonis la società, che a quel punto potrebbe essere trasferita alla Regione. È scettico, però, il capogruppo regionale di Forza Italia, Andrea Caroppo, che chiede «una riflessione coraggiosa e responsabile da parte della giunta regionale»: «La situazione delle Ferrovie Sud Est - dice - ormai è quella di un treno che precipita nel vuoto. Sperare nei risultati del piano industriale è un'ingenuità che non ci possiamo permettere. Prolungare questa agonia è un danno alla collettività pugliese».

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Commenti all'articolo

  • gianfranco

    gianfranco

    13 Febbraio 2016 - 22:10

    "E dunque, per saltare il problema il governo manomette per decreto il codice civile e concede ad una società pubblica un protezione dai creditori che normalmente spetta solo a chi è assoggettato a procedure fallimentari." Ma che Paese è questo??? E' un Paese civile questo? Che Giustizia è questa? Cercasi anche lontano parente di un tal Masaniello per raddrizzare questo povero Paese!!!!

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  • revisore

    13 Febbraio 2016 - 15:03

    La stanno facendo fuori dal vaso. I nodi verranno sempre al pettine.Ormai i danni compiuti da governo e pubbliche amministrazioni sono tanti,troppi ed a nulla servirà mettere toppe perchè la nave è destinata ad affondare comunque.

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