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Vinicio Capossela cittadino di Patù in concerto per «pochi»

di STEFANO LOPETRONE
PATU' - Chi non c'era si mangerà le mani. Organizzata quasi di nascosto, poco pubblicizzata per evitare la ressa e per rimanere in pochi intimi (non a caso è stata scelta una data "difficile", in concomitanza con il concertone della Notte della Taranta), la serata-evento di San Gregorio non ha tradito le attese dei viniciani più sfegatati. Vinicio Capossela ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Patù davanti a migliaia di persone, che nonostante le sirene di Melpignano, il caldo e l'umidità hanno deciso di esserci
Vinicio Capossela cittadino di Patù in concerto per «pochi»
di STEFANO LOPETRONE

PATU' - Chi non c'era si mangerà le mani. Organizzata quasi di nascosto, poco pubblicizzata per evitare la ressa e per rimanere in pochi intimi (non a caso è stata scelta una data "difficile", in concomitanza con il concertone della Notte della Taranta), la serata-evento di San Gregorio non ha tradito le attese dei viniciani più sfegatati. Vinicio Capossela ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Patù davanti a migliaia di persone, che nonostante le sirene di Melpignano, il caldo e l'umidità hanno deciso di esserci. 

LA STORIA - Come si spiega questo rapporto forte tra una cittadina di 1.200 anime e il più grande cantautore italiano degli ultimi anni? Tutto nasce nel 1994. È da poco uscito "Camera a Sud" e Vinicio capita all'On the road, una vineria di San Gregorio, marina di Patù, per la promozione del disco. Al concerto si presentano in 60. Un inizio difficile che porta a sviluppi imprevedibili. Il cantautore si lega al proprietario, Antonio De Marco, col quale condivide la passione per la musica e per Kerouac. Invece di andar via subito e scapparsene da una terra che artisticamente lo accoglie con diffidenza, Vinicio sceglie di restare. E di tornare. Conosce i luoghi, si innamora delle persone. La sua Volvo sgangherata si ferma una mattina all'alba a Montecallini ("La Beverly hills di Patù", dice), davanti la casa dei fratelli Lia. E di mamma Ada, che lo accoglie con amorevolezza e senza fronzoli, come piace a lui. L'affetto che lo circonda è sincero, Vinicio torna ogni volta che può. Un anno dopo, all'On the road migliaia di persone lo aspettano per ascoltare la sua prima hit, "Che coss'è l'amor", lui si prende una piccola rivincita: scende da Montecallini con due ore di ritardo, sarà comunque un successo. Una discesa che una volta Vinicio, dopo aver bevuto un po' di liquore al basilico, decise di percorrere con la Kocani orchestra, a piedi e suonando per i vicoli della collina fino ad un On the road stracolmo. 
Negli anni il mare di San Gregorio, il giardino di Ada, le osterie di Patù e le avventure della sua ghenga ispireranno decine di canzoni, tra cui i capolavori "Morna", "Con una rosa", "Il ballo di San Vito". Nei suoi concerti, davanti a migliaia di fans adoranti, non perde l'occasione di ricordare la sua tribù di San Gregorio, il mare, gli amici patusci. Lo ha fatto anche durante gli ultimi concerti pugliesi di inizio agosto. Lo fa sempre. Da qui l'idea di "concedere" la cittadinanza onoraria a quel ragazzo che 17 anni fa sembrava uno scapestrato e che oggi senza "vendersi" ha affascinato milioni di italiani. 

L'ATTESA - La notizia del concerto-evento, volutamente tenuta nascosta, si è sparsa a macchia d'olio solo a partire da venerdì. Quel palco sbucato vicino ai ruderi del porto messapico ha insospettito le centinaia di bagnanti che affollano la caletta, una delle più belle del Salento. Il tam-tam è stato tamburellante, è proprio il caso di dire. Incessante dal pomeriggio di sabato, quando qualcuno ha intravisto tra gli ulivi di Monteccalini il "maestro": era seduto in cerchio nel giardino di Ada insieme con cinque ragazzi pugliesi che, strumenti in mano, prendevano confidenza con il repertorio viniciano. Nella caletta, non si è perso tempo. Lo stesso assessore alla Cultura di Patù, quell'Antonio De Marco che fu tra i primi ad accogliere Capossela nel Salento e che ha proposto la cittadinanza onoraria, lavora con i volontari per allestire il palco, sistemare le sedie, organizzare il servizio d'ordine. 
Verso le 19 arrivano i primi adepti: abituati alle lunghe attese, si godono un tramonto unico con in mano un drink "del Moro". E prendono posto. Dovranno attendere tanto: previsto per le 22,30, l'inizio della serata slitterà di due ore (non per colpa dell'organizzazione e dell'artista, ma per attendere l'arrivo delle autorità). Tra i posti riservati siedono gli amici che sono stati vicini all'artista e nelle prime file si leggono nomi altisonanti delle autorità locali, regionali e parlamentari. Tra essi spicca come un pesce fuor d'acqua il nome della musa ispiratrice di Vinicio Capossela: Ada. Quando si siede in prima fila, ovviamente molto prima delle istituzioni, eccoti di fronte ad un monumento della vita. Potresti stare ore ed ore ad ascoltare le sue storie del tabacco e della terra, sentirla parlare dei suoi figli, dei nipoti, del suo giardino e delle sue ricette. Ma è la sera de "lu Viniciu, nu bravu fiju. Ci vogliamo bene", dice la signora. E giù con gli aneddoti, le "salamure e i finocchietti che non possono mancare in tavola quando c'è lui. Mi chiama la sua seconda mamma, quel mascalzone. Negli anni ho conosciuto la sua famiglia: che brave persone". Ada trova la forza di resistere, esposta all'umidità, fino alle 2.30, fine del concerto cui le altre "autorità" non assisteranno. Complessivamente cinque ore. Vinicio infatti sbucherà dalla scalinata che costeggia il vecchio molo, alle 0.15. E si ritroverà di fronte uno spettacolo unico: la caletta stracolma di gente, persone accalcate in piazzetta, davanti a Mimì e al Moro, appassionati accartocciati uno sull'altro ai bordi della scogliera, sfegatati che pur di avvicinarsi al palco scelgono di solcare in barca un mare splendidamente "imbandito" di fiaccole. 

LA CERIMONIA - La serata comincia, finalmente. Ma prima del concerto bisogna suggellare l'iscrizione di Vinicio Capossela tra i cittadini di Patù. Una piccola cerimonia sulla battigia. Il sindaco Francesco De Nuccio chiede a Vinicio di diventare ambasciatore di Patù nel mondo, lui si schernisce. Spesso si volta verso l'amico Antonio ed esclama: "Ci amu cumbinatu!". Si commuove, l'autore. Soprattutto quando riceve dalle mani della vicepresidente della Regione, Loredana Capone, un quadro raffigurante la baia di San Gregorio. Infine prende la parola: "Il colpo d'occhio è impressionante. Vi invito ad essere tolleranti (dice a chi sbotta per il ritardo delle autorità, ndr), concentratevi sullo spettacolo offerto da questa caletta, in questo mare dove molti di noi hanno smaltito qualche sbronza al tramonto. Io ho iniziato molto tempo fa. E persevero. Ho conosciuto molti posti in giro per l'Italia, ma c'è una differenza tra questi e i posti in cui hai fatto molte brutte figure: quei posti non solo li conosci, ma col tempo li riconosci. E questo rende le cose un po' più speciali. Questa differenza tra 'conoscimento' e 'riconoscimento' dà un senso di appartenenza ad un posto. Ora non so cosa ci sia di speciale in un posto come San Gregorio o Patù rispetto ad altri luoghi come Salve, Castrignano, Torre Vado. Però a volte la vita ed i destini si distinguono: inizio ad avere una età in cui devo dare conto delle cose che perdurano. Mi sento come a un matrimonio: ho dovuto salire le scale del Municipio, ho dovuto firmare, non capisco chi ho dovuto sposare, magari ha anche i baffi, ma sicuramente ha delle belle anche e questa è forse la sua insenatura migliore". Quando il sindaco gli consegna una pergamena e lo proclama ufficialmente concittadino dei patusci, Vinicio conclude a modo suo: "Fino a ieri ero veramente cveddhi, ma oggi sono patuscio". 

IL CONCERTO - Il concerto può, infine, avere inizio. E sarà un grande concerto. Vinicio ne spiega il senso poco prima di salire sul palco: "Suoneremo un po' di canzoni e di storie che hanno a che fare con questo posto e in qualche modo anche con voi, visto che ci siete". L'intera scaletta è composta di canzoni scritte o ispirate a San Gregorio ed a Patù. Dopo aver presentato la band indigena, composta di soli artisti salentini e pugliesi, Vinicio fa entrare il pubblico in atmosfera leggendo poesie tratte dal libro autobiografico "In clandestinità", in particolare declama i brani che raccontano il suo approdo nel Salento. E poi via, con "Morna", indimenticabile ballata scritta in una notte di solitudine davanti al mare Ionio ("Un tepidarium, un mare che non appartiene alla categoria della balneazione ma a quello delle cure termali", dice), con nelle orecchie il suono della risacca. L'umidità scorda chitarre e pianoforte, ma il concerto va avanti sospeso tra la magia del mare, del cielo stellato e della musica. Per "Che cosse l'amor" il cantante ricorda i suoi esordi all'On the road, poi arrivano "Non è l'amore che va via", "Camera a Sud", "L'affondamento del Cinastic", "L'accolita dei rancorosi" (ispirata dal vino "te lu pacella", vecchia osteria di Patù: "Una volta riempii di questo nettare la mia Volvo, fu una delle cause della fine del mio primo matrimonio", racconta). Per "Con una rosa", introduzione particolare: "Ho trovato il mio paradiso in un giardino di piante grasse che obbediscono alla direzione di un maestro d'orchestra, una signora minuta che governa le leggi della terra e della vita. Uno degli incontri più fortunati della mia vita si è realizzato in casa della signora Addolorata Lia (Ada, ndr), in quel giardino ho scritto una canzone di rose che ora le dedico". Dopo "Contratto per Karelias" la chitarra va in tilt, così salta "Vinoculo" al cui posto esegue al piano "Pryntyl", prima di far spegnere le luci per "Le pleiadi" e la citazione di Enzo Del Re ("Canto dei naviganti"). "Fimmene Fimmene", e "Il ballo di San Vito" (suonata con il bellissimo accompagnamento di Sergio Lia al tamburello) riportano energia. Per i bis, scelti due capolavori: "Le Sirene" e "Camminante". In questa avventura, questo concerto regalato dall'artista ai suoi nuovi concittadini, Capossela si è fatto accompagnare da soli artisti pugliesi: oltre a Sergio Lia (tamburello), si sono esibiti anche Enzo Cavalli (contrabbasso), Mario Negro (chitarra), Simone Manfredo (percussioni), Rocco Negro (fisarmonica).

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