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La Regione non ha mai pagato a 637 euro le ormai famose 1.703 plafoniere led che hanno scatenato enormi polemiche. Ma secondo la Procura di Bari due progettisti e direttori dei lavori per la nuova sede del Consiglio di via Gentile avrebbero gonfiato in maniera fraudolenta (del 53,5%) i costi delle lampade necessarie per adeguare l’opera alle norme energetiche, avvantaggiando anche loro stessi in quanto i progettisti vengono retribuiti in percentuale sul valore dei lavori.
Le accuse contenute nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm Savina Toscani sono di concorso in falso ideologico e truffa aggravata, e riguardano (oltre che il Rup e dirigente della sezione Lavori pubblici della Regione, nel frattempo deceduto), i progettisti e direttori dei lavori Domingo Sylos Labini, 77 anni, ingegnere di Bitonto, e Luigi Mirizzi, 76 anni, architetto di Conversano. La Procura ha valorizzato gli esiti delle indagini condotte dai militari del Nucleo di polizia economico finanziaria di Bari, intervenuti dopo che nel 2018 i consiglieri regionali Cinque Stelle (in gran parte gli stessi che oggi appoggiano Emiliano) denunciarono l’aumento delle spese per l’appalto, tra cui appunto i soldi in più spesi per le plafoniere. Una storia che ha monopolizzato per settimane una nota trasmissione televisiva.

Trattandosi di un appalto «a corpo» (un’opera che la Regione ha comprato «chiavi in mano») la procedura per le varianti prevede che al costo del dispositivo (la plafoniera led) si sommino anche una serie di costi fissi (trasporti, noli, manodopera, oneri per la sicurezza, spese generali) e l’utile che va garantito all’impresa. Alla cifra così ottenuta si sottrae poi il ribasso d’asta (41,75%) e si ottiene il prezzo che la Regione pagherà per ogni singola plafoniera. Secondo l’indagine i progettisti che hanno predisposto la variante (aprile 2016) avrebbero determinato il prezzo finale di 637 euro «senza aggiornare tale spesa ai prezzi di mercato correnti alla data di approvazione della variante, con danno erariale per la stazione appaltante». Questo sarebbe avvenuto applicando «costi aggiuntivi non dovuti e sovrastimati» (il 5% per il nolo e il 3% per il trasporto, e soprattutto senza considerare che a maggio 2016 le imprese esecutrici avevano segnalato l’esistenza «di un prodotto “equivalente” a quello» posto a base della variante, cioè la plafoniera della Zumbotel (poi effettivamente montata), «che presentava caratteristiche tecniche addirittura “superiori” rispetto a quelle della Regent».

Va detto che in sede di perizia di assestamento finale, i direttori dei lavori hanno ricalcolato il prezzo da pagare alle imprese per le plafoniere applicando come base il prezzo di listino delle Zumbotel e scendendo così a 341 euro (per cui il costo finale è passato da 657mila a 524mila euro). Tuttavia l’accusa considera i reati consumati perché nel frattempo erano state emesse le determine di liquidazione in favore dell’impresa. Alla fine i lavori sono costati 56,2 milioni, 16 milioni in più rispetto all’appalto del 2012, cui aggiungere 4,6 milioni di accordo bonario con le imprese esecutrici. Il totale (aggiungendo Iva, progettazione e accessori) arriva a 87,1 milioni. Ed in più davanti al Tribunale di Bari (giudice Napoliello, prossima udienza 25 novembre) è in corso una causa civile con i progettisti, che chiedono altri 4 milioni oltre i 10 già liquidati: la Regione ha risposto con una riconvenzionale in cui chiede 3 milioni di danni «per carenze progettuali»

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