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Chiusure temporanee, una sorta di «coprifuoco» deciso dai sindaci, in piazze e vie dopo le 21 di fronte ad eventuali rischi di assembramenti, didattica a distanza solo in situazioni critiche e possibili turni pomeridiani per le classi. È un decreto anti-movida che tutela chi rispetta le regole quello scritto a più mani dal Governo, seduto per quasi tre giorni al tavolo delle trattative assieme alle Regioni. Via l’ipotesi sulle chiusure anticipate di bar e ristoranti prima della mezzanotte, ma anche provvedimenti che puntano a limitare in modo mirato i luoghi che espongono a maggiore rischio di assembramento: in quei casi la chiusura anticipata alle 21 potrebbe quindi essere applicata - secondo il provvedimento - dagli stessi sindaci per intere strade. Sindaci che però non ci stanno: «Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo. Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra? Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso», replica il presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

In qualunque caso, dalle 18 sarà possibile soltanto il consumo al tavolo, a cui dovranno in ogni caso sedersi massimo sei persone. E all’esterno dei locali dovrà essere riportato il numero massimo di clienti consentiti all’interno. È proprio su questi ultimi punti che è rimasta in piedi l’intesa tra governo e Regioni, le quali chiedevano di non penalizzare ulteriormente quei settori già colpiti dal lockdown - . Il lavoro di mediatore porta la firma del ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, alle prese con il filo sottile del dialogo lungo quanto la catena di vertici fissati: «sono proposte che vanno nella nostra stessa direzione - spiega Boccia - . Chi vive le complessità quotidiane dei territori merita il massimo dell’ascolto». Parole che blindano l’intesa.

Restano a metà le serrande delle palestre: i governatori e lo stesso ministro allo Sport, Vincenzo Spadafora, chiedono che restino aperte ma quello alla Salute, Roberto Speranza resta sulla linea della prima ora, quella della chiusura. Gli sport di contatto a livello amatoriale, come calcetto e basket, restano vietati con uno stop anche per le relative associazioni e scuole per bambini e ragazzi. Sul fronte dell’alleggerimento del trasporto locale, l’unica soluzione che accontenta tutti - Esecutivo e Regioni - è quella di portare la quota di persone in smart working dal 50 al 75%. Non ci sarà una riduzione della quota di riempimento dei mezzi, ma l’adozione di misure un maggior controllo sulle banchine delle metropolitane per agevolare i flussi di salita e discesa. «Aerei, navi, bus, treni a lunga e corta percorrenza hanno contribuito con lo 0,1% al contagio», chiarisce il ministro ai Trasporti, Paola De Micheli, che - oltre ai 1.600 bus turistici in circolazione - si dice «disponibile a potenziare il sistema».

Cambia anche il calendario sugli orari delle scuole: ulteriori scaglionamenti, anche con eventuali turni pomeridiani e l’ingresso non prima delle 9, puntano a limitare il rischio caos nelle ore di punta, ma resta il «nì» del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina sulla richiesta pressante delle Regioni di potenziare la didattica a distanza - affinché diventasse in questi mesi una regola per il quarto e quinto anno delle superiori - e di indicarla in una norma nel prossimo Dpcm. «La scuola in presenza è fondamentale per tutti - ribadisce la ministra - dai più piccoli all’ultimo anno del secondo grado». Un ricorso costante a forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, tra cui le lezioni a distanza, saranno possibili «previa comunicazione al Ministero dell’Istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali», si legge nella bozza Dpcm. Saranno sospese sagre e fiere, consentite la manifestazioni di carattere nazionale e internazionale.

ULTIMATUM PER PALESTRE E PISCINE - Alla fine, il braccio di ferro sullo sport è soltanto rimandato. Dopo frenetiche trattative, non scatta subito la chiusura ma, come ha chiarito il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Daremo una settimana di tempo alle palestre per allinearsi ai protocolli di sicurezza». Dalla conferenza stampa a Palazzo Chigi, Conte ha chiarito che saranno poi prese decisioni sulle chiusure per chi non rispetterà tali protocolli.
Si chiude così l’ennesima giornata di speranza e paura, con lo spiraglio arrivato nel pomeriggio dal ministero dello sport: «Nessuna decisione è stata presa». Poi lo stesso ministro Vincenzo Spadafora, molto attivo nel reclamare per lo sport pari dignità con altri settori, ha ribadito: «Sono convinto che lo sport sia un motore di ripartenza ed ecco perché in queste ore ci stiamo battendo affinché, in sicurezza e nel rispetto di protocollo rigidi, lo sport possa continuare il più possibile. Ci stiamo confrontando».

La lotta è in seno alla stessa maggioranza di governo, spaccata sulla strada da intraprendere per arginare il contagio. Dopo lo stop alle attività amatoriali, nel mirino palestre e piscine, oltre alle attività organizzate dall’associazionismo di base: «Nessuna decisione avventata sullo sport», ammonisce duro il numero uno del Coni Giovanni Malagò, che ha sottolineato: «L’eventualità paventata di chiusura di tutti i campionati e le attività organizzate dall’associazionismo sportivo va in contrasto con i protocolli approvati dal Cts d’intesa col Ministero». Il capo dello sport italiano è il primo a invocare «cautela» nell’adottare «provvedimenti che non risolvono i problemi del contagio ma aggravano quelli di un settore come lo sport già pesantemente penalizzato dalla pandemia». Il rischio, in caso di nuovo lockdown per lo sport, sarebbe per Malagò «una fine inesorabile».
Per il presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli «lo sport è anche una rete di protezione sociale per il nostro Paese», quindi «l’augurio e la speranza è che si possa continuare». A reclamare pari dignità è anche il presidente della Federnuoto Paolo Barelli, che ritenendo «una notizia positiva» la volontà del governo di tenere aperti «teatri e cinema, oltre a bar e ristoranti», si domanda anche «perché tra i ministri e i membri del Cts c’è chi invece pretende di chiudere palestre, piscine e gli impianti sportivi in genere, dove, come noto, vengono garantiti con perizia i protocolli anti virus indicati dalle federazioni nazionali e concordati con il ministero competente».
«Non siamo untori, fermare lo sport dilettantistico sarebbe un disastro» l’intervento della Lega calcio dilettanti, Cosimo Sibilia.
Ma il premier ha chiarito: «Rimane vietato lo sport di contatto a livello amatoriale e non sono consentite competizioni per attività dilettantistica di base».

IL COMMENTO DI FITTO - «Siamo alla seconda ondata Covid. E' chiaro che con il virus dovremo convivere, modificando i nostri comportamenti e il nostro stile di vita quotidiano, ma proteggendo le persone più a rischio: gli anziani e gli ammalati di altre patologie. Per questo abbiamo bisogno di misure certe e utili per evitare un altro lockdown che non ci possiamo permettere. E il Dpcm di ieri sera tutto è tranne questo": lo sostiene l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto.

MELUCCI: NON CORRETTO SCARICARE LA RESPONSABILITA' - “Concordo con il presidente dell'ANCI Antonio Decaro e con tutti i colleghi che segnalano che l'ultimo DPCM sembra contenere una previsione a carico dei sindaci semplicemente ingestibile, e andrebbe per questo subito rettificata. Aspetto il testo definitivo, ma non è corretto, dopo tanti confronti, scaricare sugli amministratori locali la responsabilità di veri e propri coprifuoco innanzi all'opinione pubblica. Delle due l'una, o le scelte complesse le prendono a livello centrale, oppure riempiono di competenze e risorse e semplificazioni normative i Comuni, penso alla polizia locale solo per fare un esempio importante. I sindaci sono ormai la vera politica, quella che fa bene ai cittadini, e non si tirano indietro, ma occorre coerenza ed agibilità, essere usati sempre come il saccone da pugili nei momenti di stress del Paese è diventato ormai inaccettabile e controproducente per il sistema istituzionale”.

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