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L'INTERVISTA

«Vorrei allenare la Muguruza, la mia vita è ancora il tennis»: parla Roberta Vinci

La Pilato? Porterà Taranto nel mondo più di me

«Vorrei allenare la Muguruza la mia vita è ancora il tennis»

L’unica italiana a vincere su tutte le superfici. La prima a completare il Career Grand Slam, conquistando nel doppio i 4 tornei major. Roberta Vinci, anni 37, è tra le atlete pugliesi più vincenti in assoluto, non solo nel tennis. Ha trionfato soprattutto in coppia con Sara Errani (22 trofei vinti con lei su 25 totali). È stata numero uno del mondo in doppio e settima in singolare (10 trofei WTA nel palmares), ha perso la finale degli Us Open nel 2015 contro l’altra pugliese Flavia Pennetta, ma quel torneo l’ha fatta passare alla storia per la vittoria contro Serena Williams in semifinale.

Roberta Vinci, come continua la vita dopo il tennis?

«Continua bene, in modo diverso rispetto a quando giocavo. Era sicuramente più frenetica tra voli, hotel, allenamenti. Ora è un po’ più tranquilla e statica».

Su Instagram è sempre impegnata in allenamenti

«Cerco di mantenermi in forma anche perché, dopo tanti anni in cui il fisco è abituato a ritmi intensi, se fermi il corpo è la fine. Mi piace giocare a paddle, andare in palestra, ogni tanto giocare ancora a tennis».

Quanto le manca il campo?

«Il tennis è stato tutta la mia vita e continua ad esserlo. Mi tengo aggiornata sui tornei, mi piace seguirlo. Non mi mancano le competizioni. Penso di aver raggiunto il massimo che potevo, sono in pace con me stessa».

E la Puglia? Le manca?

«La Puglia è casa mia. Mi manca sempre. Appena posso vado da mamma e papà e dal mio nipotino».

E Taranto? I Giochi del Mediterraneo saranno un’occasione di rinascita?

«A Taranto mi lega l’infanzia. I ricordi sono tanti. È un peccato che si parli di Taranto solo per l’ex Ilva, i tumori, i bambini malati. È una realtà che c’è ed è giusto, anzi indispensabile, tenere alta l’attenzione. Taranto non è una città perfetta, ma pensare a qualcosa di bello come i Giochi può essere una speranza di rivalsa».

Proprio una sua concittadina, Benny Pilato, potrebbe toglierle il primato di atleta tarantina più famosa nel mondo…

«...Benny è un talento eccezionale, non posso provare invidia. Ben venga che una giovane come lei possa ottenere grandi successi. Le auguro con tutto il mio cuore che possa vincere tutto quello che merita. È all’altezza di sostenere l’immagine di una città come Taranto e di rappresentarla al meglio».

Ci pensa ancora alla finale persa con Flavia?

«No, non ci penso, ormai sono passati un po’ di anni. Certo, è un peccato aver perso, ma evidentemente doveva andare così. Lei è stata più brava».

E alla partita con Serena?

«Mi capita di rivederla, non perché sia io a volerlo fare, ma perché su diversi canali la ritrasmettono spesso. Non l’ho mai rivista però dal primo 15 all’ultimo».

Ma Serena Williams l’ha mai perdonata per quella partita?

Ride. «Bisognerebbe chiederlo a lei».

Si parla di cancellare i doppi dai prossimi Us Open e non solo per l’emergenza Covid-19. Che ne pensa?

«Sarebbe un peccato soprattutto per i giocatori specializzati solo in quello. I tornei di doppio sono una risorsa economica per tanti ma capisco che è una situazione difficile ed è complicato anche prendere decisioni. Perché come la fai, sbagli. Purtroppo è una situazione inedita. Chi l’avrebbe mai immaginata un’estate senza Wimbledon, gli Us Open in bilico, i trofei senza pubblico?».

È vero che le piacerebbe diventare allenatrice?

«Mi piacerebbe, perché, come ho già detto, il tennis è ancora la mia vita e mi piacerebbe restare in un campo seppur in un altro ruolo per trasmettere tutta la mia esperienza».

Chi allenerebbe?

«Garbine Muguruza (vincitrice di Wimbledon e Roland Garros, ndr). Credo che abbia un ottimo potenziale».

E tra gli uomini?

«Non ci ho mai pensato. Dire Federer sarebbe troppo presuntuoso, anzi sarebbe un insulto. Lui è il top. Mi piacerebbe allenare un tennista giovane».

Che succede al tennis femminile di oggi senza regine?

«È un bene per il tennis, perché tutte se la possono giocare, e per il pubblico perché è più spettacolare».

Ma non ci sono altre Pennetta, Vinci e Schiavone.

«Non è un periodo roseo come per quello maschile. Ma quando noi vincevamo i maschietti latitavano. Fa parte dei cicli. Sarà difficile ricreare la nostra congiuntura e cioè giocatrici così vicine di età e forti. Ma noi donne spesso usciamo alla distanza, magari con l’età avanzata verrà fuori qualche nuova risorsa».

Come si fa a vincere su tutte le superfici?

«Bella domanda. Non lo so, in realtà, ma sono stata brava ad adattarmi a tutti i campi»

La partita della vita?

«Quella con Serena, decisamente».

Più dei 4 major nel doppio?

«Senz’altro. E’ stata una partita epica. Davide contro Golia che ce la fa. Non dico che ancora non ho realizzato quello che è successo, ma a volte faccio quasi fatica a crederci. Come se fosse stato un miracolo».

Perché il tennis?

«La prima racchetta in mano me l’ha messa mio padre. È stato subito amore».

E se non ci fosse stato il tennis?

«Mi sarebbe piaciuto fare la cantante, anche se sono stonata come una campana».

È possibile l’amicizia in un campo di gioco?

«Nei limiti. Perché una giocatrice la puoi ritrovare il giorno dopo come avversaria e devi essere brava a scindere gli aspetti. Noi italiane però abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto».
 

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