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«Diritti e lotta alle mafie con noi la Puglia cambia»: via alla campagna di Scalfarotto

«Siamo l’alternativa riformista. Chiedo a Vendola: cosa vedi di sinistra in Emiliano per votarlo?»

Scalfarotto e Italia viva avvantaggiano le destre

foto Calvaresi

Barletta - Ieri ha ufficialmente lanciato la sua candidatura alla presenza di Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi e Benedetto Della Vedova. Nato a Pescara, ma dauno di fatto più che d’adozione, Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, punta alla presidenza della Regione Puglia alla testa di una coalizione che arruola Italia Viva, Azione e + Europa.

Scalfarotto, iniziamo dalla domanda più antipatica: si candida per fare un dispetto a Michele Emiliano?
«Certamente no. Non volevo che i pugliesi fossero costretti a scegliere fra tre forme di populismo: quello antieuropeo della destra, quello della decrescita infelice del M5S e, infine, quello di palazzo di Emiliano. Serviva una alternativa moderna e anti-populista per la Puglia intraprendente e operosa».

E a chi dice che così fate vincere proprio i sovranisti cosa risponde?
«Rispondo che dove i governi regionali funzionano, come in Veneto e in Campania, il problema non si pone. Se Emiliano avesse governato bene non avrebbe difficoltà, Scalfarotto o non Scalfarotto».

L’altro fronte è quello dei 5S a cui qualcuno vorrebbe legare il centrosinistra: alleati a Roma e avversari in Puglia?
«Io sono alternativo al M5S per contenuti e valori, ma non mi sembra ci siano accordi tra i due fronti in alcun territorio regionale».

Sì ma a Roma si governa insieme...
«Quello è un governo che nasce dal pericolo dei “pieni poteri” a Salvini. Dopodiché, è vero che una parte del Pd vorrebbe una alleanza strategica con i pentastellati ed è proprio uno dei motivi per cui sono uscito».

Passiamo alla proposta politica. Quali i punti cruciali del vostro programma?
«Sanità e agricoltura, innanzitutto. Emiliano è l’uomo delle nomine, ma non di quelle utili. In questa Regione non c’è l’assessore alla sanità e nemmeno quello all’agricoltura. Vuol dire, quindi, che c’è qualcuno che si occupa di questi temi nel tempo libero, magari nel weekend».

Voi cosa proponete invece?
«Una visione, innanzitutto. Che metta al centro la modernità e il rigore scientifico, quello che è mancato nella lotta alla Xylella. E poi c’è il tema, enorme, della legalità».

Un tema che tocca la sua Daunia...
«Sì purtroppo la Capitanata è la patria di una delle mafie più feroci d’Italia. Un elemento drammatico che concorre, insieme ad altri, a spingere i giovani ad andarsene e non ritornare più. È la storia di tanti ed anche la mia».

Da anni la politica pugliese esprime candidati salentini o baresi. Porterà con sé le aspirazioni della sua terra?
«La Daunia è una terra stupenda ma, in un terribile paradosso, è anche il pezzo di Puglia più in difficoltà. Mi batterò per ribaltare una situazione in cui, però, anche la politica locale ha le sue responsabilità. Penso ad una persona di valore come l’ex assessore Elena Gentile che fatica a trovar spazio nel Pd. Uno scandalo».

Le farete una proposta?
«Gentile merita rispetto ma non vivo la politica come una campagna acquisti».

Che ruolo avranno i diritti civili da sempre al centro delle sue battaglie?
«Finora abbiamo ascoltato tante parole e visto pochi fatti. Serve una legge regionale sulla parità di genere e, se vincerò, nominerò una giunta con uomini e donne in pari numero».

Si discute molto del ddl contro l’omofobia che porta la sua firma. È davvero una legge bavaglio come dice la destra?
«Se lo fosse non potrebbe superare i controlli di legittimità costituzionale. È un provvedimento contro l’odio come ne esistono già per discriminazioni etniche o religiose»

A proposito, cosa ne pensa dell’appoggio di Nichi Vendola a Emiliano?
«È una posizione legittima, nonostante Emiliano abbia fatto di tutto per smantellare i fasti della “primavera pugliese”. Penso a quando le associazioni del GayPride barese rifiutarono il patrocinio della Regione per la presa in giro sulla legge contro l’omofobia e dunque gli chiedo: caro Nichi, precisamente cosa c’è di sinistra in Emiliano?»

Se dice così rischia di spaventare i moderati che, anche dal centro, potrebbero votarla. Quindi chiariamo: il vostro è un progetto di centro o di sinistra?
«Preferisco altre due parole: progressista perché la storia dell’uomo è e resta progresso. E riformista nel senso di chi fa propria la fatica quotidiana del cambiamento».

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