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Regione Puglia, i consiglieri vogliono la liquidazione

Puglia, i consiglieri vogliono la liquidazione

Regione, pronto il blitz per ripristinare l’assegno di fine mandato: 35mila euro a testa

19 Giugno 2020

Massimiliano Scagliarini

Bari - La raccontano così: quando nel 2012 fu costretto ad abolire i vitalizi, il Consiglio regionale della Puglia cancellò «per errore» anche l’assegno di fine mandato. Tutte le altre Regioni, oltre che il Parlamento e i sindaci, hanno una qualche forma di liquidazione per gli eletti. Per questo, i pugliesi vogliono riavere l’assegno. E stanno preparando il più classico dei blitz di fine legislatura.

L’idea era spuntata in conferenza dei capigruppo prima dell’emergenza covid. Proposta dal centrodestra, l’ipotesi di ripristinare l’assegno di fine mandato aveva trovato concordi più o meno tutti, anche qualcuno dei grillini. Visto che adesso il trattamento previdenziale dei consiglieri regionali è equiparato a quello dei lavoratori dipendenti - è il ragionamento - è corretto prevedere anche la liquidazione. Un mese di indennità per ogni anno di mandato (prima era un anno di indennità per ciascuna legislatura): in questo modo fanno (al lordo) 7.100 euro l’anno per cinque anni, dunque circa 35mila euro. Niente male, soprattutto se il giorno dell’elezione si sapeva che l’assegno di fine mandato non era più previsto.

Nel 2012 la legge 34 aveva infatti stabilito la cancellazione (a partire dal 1° gennaio 2013) sia del vitalizio, sia dell’assegno di fine mandato. Dunque, fermi restando i diritti acquisiti che per i consiglieri regionali non si discutono mai, la liquidazione è stata eliminata a partire dalla metà della scorsa legislatura insieme alla relativa trattenuta sull’indennità (il 15% per il vitalizio, il 3% per l’assegno di fine mandato).

reintrodurre l’assegno di fine mandato l’idea sarebbe di predisporre un emendamento con cui abrogare l’articolo 2 della legge 34, da infilare in una qualunque delle leggi che verranno esaminate nelle prossime sedute. Il Consiglio regionale dovrebbe infatti riunirsi almeno altre due volte prima della pausa estiva, ovvero della sospensione elettorale (45 giorni prima delle elezioni). L’emendamento, fino a oggi, non è stato depositato e non ne circolano bozze (magari per evitare che finisca alla stampa), ma esiste una intesa di massima. Il ripristino dell’assegno di fine mandato comporterebbe anche quello della trattenuta, per cui ciascun consigliere dovrebbe versare circa 12mila euro: per questo motivo i 35mila diventeranno, in realtà, circa 23mila.

Ogni volta che il Consiglio regionale tenta di mettere mano ai costi della politica si scatenano le inevitabili polemiche. In passato è accaduto più volte, ad esempio quando (aprile 2013) un emendamento di sette righe aveva provato a salvare i vitalizi almeno per la legislatura in corso, permettendo a chi non aveva raggiunto i cinque anni il versamento volontario dei contributi: un piccolo regalo che saltò per diktat dell’allora governatore Nichi Vendola, dopo che la storia venne raccontata dalla «Gazzetta». Oggi i vitalizi (che erano calcolati con il sistema retributivo, cioè in percentuale sull’indennità) sono stati aboliti e vengono pagati solo a chi li ha già maturati (sono in corso 213 trattamenti di cui 156 diretti, il resto di reversibilità, per una spesa di 14,5 milioni di euro l’anno). Per tutti gli altri c’è la pensione calcolata con il metodo contributivo: dopo una legislatura vale circa 650 euro lordi al mese, potrà essere sommata al vecchio vitalizio ed ai vitalizi parlamentari.[m.scagl.]

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