Giovedì 29 Settembre 2022 | 22:25

In Puglia e Basilicata

il siderurgico

Mittal, tavolo al Mise: piano governo conferma livelli produzione

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

Rimangono gli 8 milioni di tonnellate di produzione e il vincolo della piena occupazione anche con la tecnologia dell’elettrico. Ancora ignoti quantità e soggetto dell'intervento

12 Dicembre 2019

Redazione online

Il Governo lavora a ritmi serrati nella riservatezza del negoziato con ArcelorMittal e mostra sicurezza al tavolo al ministero: conferma obiettivi e strada intrapresa per salvare l’ex Ilva e parallelamente per «suturare le ferite sanguinanti» di un intero territorio ma appare ancora lontano da una soluzione concreta e non convince i sindacati. Che ribadiscono una posizione ferma: nessun esubero.
Al tavolo al ministero dello Sviluppo economico, convocato senza ArcelorMittal, con i sindacati, i commissari straordinari Ilva e tre ministri (anche Nunzia Catalfo e Giuseppe Provenzano) è il ministro Stefano Patuanelli - secondo quanto trapelato nel corso l’incontro - a delineare gli «elementi intoccabili» del piano di azione del Governo ed a precisare che resterà valido anche se ArcelorMittal dovesse uscire di scena. Punta ad una presenza diretta dello Stato nel capitale dell’acciaieria (con una soluzione ancora da definire, allo studio del Tesoro). Pensa a nuove tecnologie ecosostenibili, forni elettrici e gas da affiancare al carbone; alti livelli di produzione (8 milioni di tonnellate) per garantire a regime i livelli occupazioni, con la cassa integrazione per accompagnare un piano da realizzare in quattro/cinque anni; e ad una accelerazione per investimenti e opere ambientali; mentre accenna alle 'ferite' del territorio confermando investimenti per circa un miliardo nel 'cantiere Taranto' .


Intanto il conto alla rovescia corre verso la scadenza del 20 dicembre (il tempo concesso dal Tribunale di Milano con il rinvio dell’udienza sul ricorso contro il recesso di ArcelorMittal). E con un ostacolo in più: la decisione del giudice di Bari che non ha concesso altro tempo per realizzare le prescrizioni sulla sicurezza per l’altoforno due, per il quale già da domani potrebbero iniziare le operazioni di stop alla produzione (con un immediato impatto sul lavoro: la richiesta di 3.500 in cig già annunciata dall’azienda). Se ci sarà un ricorso al riesame l’udienza difficilmente sarà prima di gennaio: tempi incompatibili con la decisione del giudice di non derogare al termine ultimo del 13 dicembre.

Se c'è concretezza nei negoziati in corso è, più che in chiaro al tavolo al ministero, nella riservatezza della fitta serie di incontri tra Governo ed ArcelorMittal. Il ritmo è intenso: un ultimo incontro c'è stato in mattinata prima dell’appuntamento del pomeriggio al ministero, secondo indiscrezioni è possibile un secondo incontro in tarda serata, ed un nuovo appuntamento è già in agenda per domani. E’ un lavoro che procede ma con ostacoli ancora da superare, gli stessi (sfumata anche la speranza che il giudice concedesse più tempo per l’Afo2) alla base della decisione di ArcelorMittal di recedere dal contratto del 2018 e 'restituire' l’acciaieria. Il ministro Patuanelli avrebbe usato espressioni efficaci ("non è stato scritto su carta igienica né con inchiostro simpatico") per ribadire che il Governo considera ancora «al centro» del negoziato il rispetto di quel contratto. Ha dato poi - sempre secondo quanto trapelato dal tavolo - garanzie sull'impegno per l'occupazione: «Non saremo mai d’accordo con 4.700 esuberi da sommare ai lavoratori in amministrazione straordinaria», salendo così a 6.612.

Sindacati preoccupati e delusi al termine dell’incontro, commentano con una linea comune: «Ci aspettavano un piano», il Governo ci ha dato solo «una cornice», «abbiamo ascoltato solo cose già note», «non c'è concretezza», «nessun dettaglio» così il piano «non convince». Mentre i tre ministri presenti preferiscono non commentare.

FIOM: CONFERMATI 8 MILIONI DI TONNELLATE DI PRODUZIONE - Sul futuro dell’ex Ilva «il ministero sta lavorando a un’ipotesi di piano industriale confermando gli 8 milioni di tonnellate di produzione e il vincolo della piena occupazione anche con la tecnologia dell’elettrico». Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, al termine dell’incontro al Mise, aggiungendo «non conosciamo le vere intenzioni della ditta e mi sembra che neanche il governo sia in grado allo stato attuale di saperlo». Il ministro - ha continuato Re David - «ha confermato che contratto e accordo sindacale del 2018 sono naturalmente ancora validi e in vigore in tutte le loro parti». L’annuncio della cassa integrazione, che però non è ancora stata richiesta, «sarebbe dirompente e naturalmente la rifiutiamo». L’intervento pubblico «lo consideriamo positivo perché significa anche avere voce in capitolo sulle scelte e non solo dare soldi» ma «non ci hanno detto qual è la quantità dell’intervento nè qual è il soggetto se Cassa Depositi e Prestiti o Invitalia. Ci hanno confermato che l’ingresso di un soggetto pubblico significa anche modifiche del Piano in senso più ecologicamente sostenibile», ha concluso Re David.

CISL, INCONTRO INTERLOCUTORIO -  L’incontro tenutosi oggi al Mise sull'ex Ilva «è stato assolutamente interlocutorio. Il governo ha ribadito di condividere con noi i punti cardine dell’accordo di un anno fa: non un grammo di meno di produzione di acciaio, nessun esubero e poi investimenti sull'ambientalizzazione». Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, al termine del tavolo aggiungendo «non ci ha ancora mostrato un suo piano industriale,se non queste linee di conferma dei contenuti dell’accordo di un anno fa. Niente di più e di meno. E non c'è una data». Come sindacato «abbiamo ribadito che per noi rimane fermo quell'accordo e che bisogna assolutamente bloccare gli annunci di ArcelorMittal sulle migliaia di lavoratori in cig», ha continuato Furlan. Un piano industriale per l’ex Ilva «deve prevedere che mentre si ambientalizza e si innova, si continui anche a produrre, perché se vengono sfalsati i tempi tra innovazione e produzione rischiamo di perdere la fabbrica». Dal governo, «ci aspettiamo ci riconvochi sperando che finalmente possa dirci cose molto più precise», ha concluso Furlan. 

UILM: NON CONVINCE IL PIANO - Un «piano generico», «non ci convince», dice il leader della Uilm, Rocco Palombella, di quanti. quanto indicato dal Governo al tavolo sull'ex Ilva. «Non siamo d’accordo con il piano del governo che prevede migliaia di lavoratori in cigs per 4-5 anni, in aggiunta agli attuali 1800 in amministrazione straordinaria e a quelli dell’indotto. Non crediamo che tutti quei lavoratori torneranno a lavoro dopo questo periodo di ammortizzatori sociali. Prima gli investimenti e poi si potrà parlare di misure transitorie», avverte. «Siamo di fronte a una situazione drammatica - aggiunge - non tanto dopo decisione del Giudice di Taranto sull'Afo 2, ma per l'azione spregevole della multinazionale sulla messa in cigs di 3500 lavoratori. ArcelorMittal ha colpito a sfregio le migliaia di lavoratori che erano scesi in piazza poche ore prima e gli ha fatto pagare la bellissima mobilitazione"; «Dobbiamo chiarire - continua - che il 13 dicembre non ci sarà nessuna fermata dell’altoforno 2, che il cronoprogramma durerà circa 4 settimane e che occorrono più lavoratori per attuare la fermata dell’altoforno. Tutto questo rende ancora più inqualificabile il provvedimento comunicato ieri dall’azienda».

USB: GOVERNO PENSA A PARTECIPAZIONE MINORITARIA - «Positivo che finalmente tutti, o quasi, si rendano conto che senza lo Stato non c'è alcuna soluzione, tuttavia il governo pensa ad una partecipazione non di maggioranza, destinata quindi ad essere perennemente ostaggio del privato di turno, sia esso ArcelorMittal se accetterà o un’altro gruppo siderurgico». Così Sergio Bellavita di Usb commenta l’incontro di oggi al Mise sul siderurgico di Taranto.
Per Bellavita, «ArcelorMittal non ha più alcuna credibilità, come testimonia bene la violenta reazione contro i lavoratori con la comunicazione di 3.500 lavoratori in cigs non appena è stata resa nota la sentenza che impone lo spegnimento di Afo2. Il governo deve prenderne atto, dichiarare concluso il rapporto con la multinazionale e perseguirla legalmente». Inoltre, a esplicita richiesta di USB sulla ipotizzata «decretazione d’urgenza per mantenere in attività Afo2 e bloccare quindi l'attività della magistratura, il governo non ha smentito». Un appunto anche sul piano del Governo per produrre acciaio riducendo ma «senza cancellare, l’uso del carbone».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725