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TARANTO - Medaglia d’oro a marzo ai campionati italiani di Fabriano in vasca corta e record nazionale con un tempo di 30’ e 78’’ nei 50 stile libero. Due settimane fa a Chianciano, nuovo oro e nuovo record: 30’ e 20’’.
Taranto ha il suo campione. Nello sport e nella vita. Marco D’Aniello, 21 anni, segni particolari bellissimo e “speciale”, come lui stesso si definisce.

Marco è autistico. La sua è una storia incredibile di resilienza e coraggio. Con l’aiuto della sua famiglia, Marco ha compiuto una piccola, grande magia: ha trasformato quello che sembrava un problema in una grande opportunità. Conoscerlo è stato un dono. Marco contagia tutti con la sua inarrestabile gioia di vivere. Ha coniato pure un hashtag che lo rappresenta, «#tristezzazero» e dice di voler stampare t shirt con questa frase, da regalare a chi non sorride mai. Dotato di una tenacia fuori dal comune, quando punta un obiettivo non si arrende per nessun motivo. Come due anni fa quando riuscì a conseguire nei tempi previsti, il diploma in Scienze Umane al Vittorino da Feltre.
A sostenere i sogni di questa anima meravigliosa c’è un solido “sistema logistico”. La famiglia di Marco è granitica. Mamma Cinzia, papà Roberto e la sorellina Barbara sono accanto a lui in ogni avventura. «Il segreto - come spiega Cinzia -, è l’amore.

È una forza capace di demolire gli ostacoli. Marco è un incredibile collante per tutti noi. È un esempio, lui non si abbatte mai, non vede le differenze tra le persone. Per Marco siamo tutti uguali. Quando vince è felice, quando arriva secondo è felicissimo perché il suo amico ha vinto. È incredibile».
Adesso questo ragazzone dagli occhi nocciola ha un nuovo sogno da realizzare: conoscere Raul Bova. «Ora che sono diventato campione italiano - dice -, mi piacerebbe abbracciare forte Raul e mostrargli le mie medaglie. Le ho vinte grazie a lui». Marco è entrato per la prima volta in acqua a 15 anni suonati, dopo aver visto la fiction «Come un delfino», di cui l’attore romano era protagonista. Ne rimase folgorato come Paolo sulla via di Damasco. «Raul insegnava a nuotare a ragazzi speciali come me e loro trovavano nel nuoto la libertà».

Sarà un segno del destino, ma Marco è oggi una delle promesse del Gruppo sportivo «Delfino Taranto», guidato dal suo presidente Giuseppe Fischetti. «Prima di fare nuoto - racconta Marco, a cui l’autismo fu diagnosticato a pochi anni dalla nascita -, la mia vita era più difficile perché i ragazzi della mia età non capiscono i ragazzi speciali come me. Infatti ero sempre solo e mi veniva da piangere. Mi rendevano la vita impossibile con scherzi stupidi che a me facevano soffrire molto mentre loro si divertivano. Solo alcuni mi difendevano. Per superare quei momenti la famiglia e la fede in Dio sono state fondamentali».
«Oggi, grazie al nuoto, ho trovato tanti amici nel Gruppo Delfino. È per merito loro se sono campione italiano. Quando mi preparo per una gara - spiega Marco -, sono sempre molto in ansia. Il cuore mi batte forte. In vasca mi sento libero, veloce, il silenzio mi abbraccia e l’acqua mi accarezza dolcemente come la mia mamma. Lì io mi sento come a casa».
Il ricordo più fresco e vivido è quello delle finali nazionali ai campionati della Fisdir (Federazione italiana sport disabili) di Chianciano. «La piscina era enorme e molto azzurra. Non ne avevo mai vista una così grande. Abbiamo cantato insieme l’inno di Mameli. È stato molto emozionante. Quella canzone la sentiamo solo nei momenti importanti dell’Italia quando in tv ci sono i grandi campioni. È stato bellissimo nuotare e vincere. Avevo i brividi per l’emozione e avevo caldo per il sole. Non so spiegare».

Marco non lo sa, ma seduti sugli spalti c’erano degli osservatori della nazionale italiana, al lavoro per cercare nuovi talenti da portare alle para olimpiadi. Chissà se lo hanno notato. «Dedico la mia vittoria al Gruppo Delfino e alla mia meravigliosa città che brilla tra due mari». E Taranto ricambierà l’affetto assegnando il prossimo 22 agosto a Marco, promessa dello sport e campione nella vita, il premio «Atleta di Taranto». 

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