Venerdì 09 Gennaio 2026 | 10:37

Fidanzatini di Policoro, la Procura dice no alla riapertura delle indagini. La famiglia: «Non ci fermiamo»

Fidanzatini di Policoro, la Procura dice no alla riapertura delle indagini. La famiglia: «Non ci fermiamo»

 
Redazione online

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La morte dei «fidanzatini di Policoro»: dopo 37 anni la madre del ragazzo chiede la riapertura delle indagini

I due giovani furono trovati senza vita il 23 marzo 1988. «Ci rivolgeremo anche al ministro della Giustizia»

Giovedì 08 Gennaio 2026, 14:21

«La Procura della Repubblica di Matera ha nuovamente rigettato l’istanza di riapertura delle indagini depositata il 26 novembre scorso nell’interesse della madre di Luca Orioli, Olimpia Margherita Fuina, istanza fondata su un dato semplice e incontestabile: oggi la scienza forense dispone di tecnologie che nel passato non esistevano e che consentono di ottenere risultati allora impossibili, specie su indumenti e reperti conservati». Lo ha reso noto l’avvocato Antonio Fiumefreddo, legale della famiglia Orioli, sul caso legato alla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due giovani trovati senza vita il 23 marzo 1988 nella villetta di lei a Policoro (Matera).

«Eppure, nel provvedimento di rigetto, la Procura continua - ha aggiunto - a definire granitica la conclusione della accidentalità della morte per inalazione di CO2, arrivando a sostenere che i dubbi sulla scena del ritrovamento e sulla possibile manipolazione degli indumenti «non scalfiscono» quella verità. È una formula che, più che descrivere un accertamento, cristallizza una tesi, trasformandola in dogma: e ciò, nonostante, quella 'verità' sia stata, negli anni, sconfessata e contestata da ricostruzioni tecniche autorevoli, da ufficiali dei carabinieri e della Guardia di Finanza, da un magistrato come Luigi De Magistris, da esiti investigativi e da valutazioni che hanno qualificato la morte dei due ragazzi come duplice omicidio».

Fiumefreddo ha precisato come «l'istanza chiedesse un accertamento concreto e attuale sugli abiti indossati dalle vittime, proprio perché la vicenda è segnata, fin dalle prime fasi, da dubbi gravi sulla scena e sulla gestione dei reperti», anche in virtù delle «attuali tecniche di genetica forense che permettono di ricercare tracce biologiche anche minime con possibilità che nel passato erano semplicemente inesistenti».

In ogni caso, la famiglia non intende fermarsi. «Andremo avanti, con la mamma di Luca, Olimpia, esperendo tutte le iniziative legali che il nostro Ordinamento assicura alla vittima che invoca giustizia. Ci rivolgeremo - ha concluso - anche al ministro della Giustizia».

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